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Marche, Europa: Ecco perché l'Europa sembra lontana dai cittadini, ma è solo colpa nostra

Intervista di Michele Pinto su Vivere Marche.it del 19 Gennaio 2012

 

Michele Pinto intervista l'europarlamentare Niccolò Rinaldi (IdV) per inaugurare una nuova rubrica,"Marche, Europa." che affronterà temi europei in realzione alla nostra regione. I lettori potranno porgere le proprie domande all'on Rinaldi semplicemente lasciando un commento a questo e ai prossimi articoli.

L'Unione Europea sembra lontana dai cittadini. Fino a qualche tempo fa veniva considerata inutile, perché le decisioni più importanti vengono prese dai governi di Germania e Francia. Oggi, con la crisi, c'è anche chi pensa che l'Unione Europea sia addirittura dannosa. È veramente così?
"L'Unione Europea può essere a volte lontana dai cittadini, purtroppo. Per ragioni geografiche, linguistiche, burocratiche, a volte anche per un'indolenza italiana a capire un mondo che crediamo di conoscere ma in realtà spesso ci sfugge.
A volte ho l'impressione che facciamo tutto per tenerci lontane le istituzioni europee. C'é un dato dell'Osservatorio di Pavia che controlla lo spazio riservato dai telegiornali italiani alle varie notizie, per valutarne anche il tasso di pluralismo, che circa un anno fa, in tempi di pre-crisi UE, faceva paura: sui telegiornali RAI veniva dato il doppio dello spazio al Presidente del Senato che non a tutte le istituzioni europee - dal Parlamento alla Commissione. È un problema dunque di cultura, e con questi dati dobbiamo lavorare molto per avvicinare l'Europa all'Italia.
In questo modo, può capitare di vivere in un mondo di favole, come quella che l'UE é inutile o dannosa.
Quanto alla dannosità, l'Unione Europea costituisce l'unica risposta finora disponibile all'egemonia crescente delle nuove potenze mondiali. Il vantaggio della Cina non deriva solo dalla mano d'opera più competitiva ma soprattutto da essere un paese con un miliardo e trecento milioni di abitanti e un solo governo, una sola moneta, un solo ministro dell'economia, un solo ministro degli esteri, un'unica politica fiscale, eccetera. E ciò vale anche per l'India, per gli Stati Uniti, per il Brasile, la Russia.  Mentre noi europei siamo poco più di 500 milioni di europei, e 27 ministri degli esteri, 27 ministri dell'economia, 27 politiche fiscali, e così via. Un quadro tribale ideale per assecondare il declino dell'Europa, al quale si reagisce solo con molta maggiore integrazione. Altro che inutilità o dannosità dell'Europa - il dibattito ormai deve essere su più Europa, e quale Europa unita vogliamo costruire. E anche su come valorizzare le risorse e le opportunità che l'Europa offre all'Italia e che spesso lasciamo inutilizzate. Sono, infatti, ben 45 i miliardi dei fondi europei attribuiti dall'UE all'Italia per il periodo 2007-2013, oltre ad altre risorse su richiesta diretta, ma un anno fa il tasso di utilizzo era di appena il 10%. Uno scandalo sul quale non si riesce ad avviare un dibattito nazionale per mettere fine a questo supremo atto di masochismo."

Come le decisioni prese a Bruxelles incidono sui cittadini Marchigiani?
"In mille modi. Non lo sappiamo, ma oltre il 70% delle leggi in vigore in Italia sono norme europee, approvate a Bruxelles, con un ruolo di legislatore pieno del Parlamento Europeo. Decisioni che decidono quanto e come possono lavorare i pescatori marchigiani, che regolano gli standard tecnici degli elettrodomestici fabbricati in questa regione, che stabiliscono i parametri per la protezione dei consumatori, che possono inserire o meno le Marche nei grandi assi del trasporto europeo, che modificano i criteri di assegnazione delle concessioni balneari, che attribuiscono risorse importanti - sempre che le si voglia utilizzare - per l'innovazione o la crescita."

Il sistema elettorale del Parlamento Europeo in Italia è un proporzionale diviso per collegi elettorali. Il collegio che coinvolge le Marche comprende anche Umbria, Toscana e Lazio. Questo di fatto rende impossibile per i marchigiani (e per gli umbri) eleggere un proprio rappresentate, perché inevitabilmente i candidati di regioni ben più popolose come Toscana e Lazio possono raccogliere più voti. Da quello che mi risulta nessun marchigiano è mai stato eletto parlamentare europeo. Lei è stato eletto nel collegio che comprende anche le Marche. Cosa fa per mantenere i contatti con i sui elettori, compresi i marchigiani? Ritiene sia possibile correggere questa stortura del sistema elettorale?
"Con una tale estensione dei collegi elettorali, come il nostro che comprende ben quattro regioni, é più difficile avvicinare l'Europa al territorio, e l'impegno sul territorio rischia di diventare dispersivo e ancora più faticoso. Tuttavia cerco anche di vedere qualche aspetto positivo, come la possibilità di lavorare su un orizzonte più ampio che evita eccessivi settorialismi.
Certamente il sistema elettorale favorisce chi si impegna soprattutto nelle grandi città (io stesso, pur se fiorentino, ho avuto oltre la metà dei miei voti di preferenza nel Lazio, soprattutto a Roma), ma di euro-deputati marchigiani, e umbri, ce ne sono stati, tra cui alcuni molto attivi, da, ad esempio, Francesco Baldarelli fino a Luciana Sbarbati, eletta per due legislature. E anche umbri, come l'attuale Presidente della Regione, Marini.
Ma non cominciamo a mettere troppi passaporti regionali anche per chi deve rappresentarci in Europa. Io ho riscosso molti voti di preferenza nelle Marche, e anche questo mi lega in modo fortissimo a questa regione che é una delle più belle del mondo e un vero esempio di coesione sociale e di modello imprenditoriale. Ogni volta c'é da rimanere a bocca aperta al cospetto delle meraviglie marchigiane, delle eccellenze, del sapere vivere coniugando una straordinaria civiltà del lavoro e un'eleganza innata. Tanto sono sedotto dalle Marche che mi picco di essere il Parlamentare europeo più attivo della Regione. Sono l'unico che vi ha organizzato corsi di formazione all'uso dei fondi europei, regolari consulenze all'europrogettazione e con iniziative in tutte le cinque province. Nel 2009 ho organizzato un corso di formazione europea a Bruxelles per amministratori locali del mio partito, l'Italia del Valori, riservato esclusivamente ad amministratori locali IdV delle Marche - una bella iniziativa che ho poi replicato negli anni successivi allargandola anche a rappresentanti delle altre regioni.
Non solo: ogni mese pubblico una newsletter che presenta tutti i bandi per fondi europei in scadenza per le Regioni Marche, mentre con Paola Giorgi stiamo preparando un incontro europeo per lanciare i Teatri dell'Adriatico - una cooperazione culturale tra le due sponde del mare. Anche la vincitrice dell'ultimo bando per tirocinio presso il mio ufficio a Bruxelles (ne organizzo tre l'anno) é una bravissima ragazza marchigiana, selezionata tra oltre ottanta candidature."

Gli italiani hanno un sistema istituzionale su 5 livelli, Comune, Provincia, Regione, Stato, Unione. Non sono troppi? Oggi si stanno tagliando le provincie. Come si comportano gli altri stati dell'Unione?
"I livelli istituzionali sono troppi in Italia. In Germania ad esempio abbiamo regioni più grandi e con poteri molto forti e poi, di fatto, si passa direttamente al livello comunale.  Anche in questo caso il dibattito va aggiornato: il futuro é nella semplificazione dei livelli di rappresentanza locali per crearne invece di nuovi a livello internazionale come la macro-regione adriatica."

Molte istituzioni dell'Unione Europea possono assumere personale solo se madrelingua inglese. Il sistema dei brevetti Europeo privilegia solo alcune lingue: Francese, Tedesco e Inglese. Inutile sottolineare come questa sia una grave discriminazione nei confronti degli altri cittadini europei, compresi gli italiani. Non sarebbe meglio, ed anche più economico, utilizzare come lingua ufficiale dell'Unione una lingua neutra e pianificata come l'Esperanto?
"Gli esperantisti sono tra i militanti dell'Europa più generosi. Coltivano una lingua che potrebbe risolvere tanti problemi dovuti al multilinguismo e portano avanti questo progetto con una tenacia formidabile. Ma non penso che l'esperanto sia la lingua ideale per registrare i brevetti europei, perché non é abbastanza conosciuto dal mondo delle imprese e della ricerca: per risolvere un problema ne creeremmo un altro. Sul regime linguistico dei brevetti dobbiamo rassegnarci: altri paesi si sono impegnati a portare avanti le loro ragioni con maggiore credibilità dell'Italia, e ormai i giochi sono fatti: possiamo solo negoziare aiuti alle traduzioni. Ne riparleremo."

L'ampliamento dell'Unione Europea si è fermato? Oppure è possibile che nei prossimi anni entrino anche paesi come Turchia, Bielorussia, Moldavia, Ucraina e la stessa Russia?
"Dopo la Croazia altri paesi balcanici entreranno in Europa. E poiché i processi globali proseguono e spingeranno anche in futuro a maggiori aggregazioni, diffidate di chi sostiene che né Russia né Turchia non faranno mai parte dell'UE: può anche capitare, non mi sorprenderebbe. La Russia, con una popolazione in diminuzione e la Cina che preme alle sue porte, tra una ventina d'anni potrebbe vedere nell'integrazione europea uno sfogo, mentre per la Turchia dobbiamo vincere le resistenze culturali che vedono con sospetto l'ingresso di un grande paese musulmano. Non escludo affatto che si arrivi a un'unità europea molto più ampia dell'attuale, anche se in tal caso l'Europa avrà probabilmente una struttura istituzionale differente dall'attuale, con gradi diversi d'integrazione."

Cosa si aspetta da questa nuova rubrica? "Ogni giorno ricordo che se sono deputato al Parlamento Europeo, lo devo unicamente ai cittadini che mi hanno dato fiducia dandomi il mandato di rappresentarli. Tra costoro, moltissimi marchigiani. Mi hanno affidato un compito non facile: rappresentare l'Italia all'estero, oggi, non é facile; e non lo é nemmeno raccontare l'Europa all'Italia. Anche questa rubrica, spero, renderà questi compiti più facili."

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