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Marche, Europa: Rifiuti, le Marche prendano esempio dalle buone pratiche europee

Vivere Marche.it del 1 Marzo 2012

Nell'elenco delle 14 regioni italiane con discariche non conformi ai criteri stabiliti nella direttiva UE del 1999 compaiono anche le Marche, nonostante la raccolta differenziata abbia registrato un notevole miglioramento sul territorio regionale negli ultimi quattro anni.

La percentuale della raccolta è, infatti, passata dal 21% del 2007 al 41,38% del 2010, secondo i dati dell'Assessorato all’Ambiente della Regione Marche, Legambiente Marche e ARPAM.
Tuttavia il virtuosismo di certi comuni marchigiani in materia di riciclaggio, si pensi a Montelupone (MC), che con l'80,75% di raccolta differenziata si è aggiudicato il podio della scorsa edizione del progetto "Comuni Ricicloni", non è bastato. La regione Marche è, infatti, a tutti gli effetti sulla lista nera di Bruxelles, assieme a Abruzzo, Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Campania, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna e Umbria.

La Commissione europea ha inviato una prima lettera di costituzione in mora al nostro paese accusandolo di presentare ancora oggi ben 102 siti di smaltimento rifiuti non in regola con le indicazioni europee (nel 2009 erano 187). L'Italia si trova comunque nel mirino della Commissione già a partire dal 15 luglio del '99. Da allora è stata più volte richiamata ad adeguare il proprio sistema di smaltimento ai parametri dettati dall'Unione, con particolare riferimento all'art.14 della direttiva UE/1999, ai sensi del quale molte discariche territoriali avrebbero dovuto cessare la loro operatività già dal 16 luglio 2009.

Si prenda piuttosto ad esempio la Risoluzione adottata dal Parlamento europeo il 2/02/2012 sull'applicazione della direttiva quadro relativa ai rifiuti che chiede, tra i vari punti, che gli Stati Membri recepiscano la direttiva in questione "senza ulteriori ritardi mediante l'attuazione di piani organici per la gestione rifiuti che tengano conto dell'impatto ambientale prima della loro implementazione". In secondo luogo, vuole promuovere "una più stretta collaborazione tra le autorità su tutti i livelli" nel tentativo di "individuare pratiche migliori in materia", oltre a "una maggiore sensibilizzazione tra la popolazione" per far capire i vantaggi che si potrebbero ottenere da una gestione più efficiente dei rifiuti: più investimenti e creazione di nuovi posti di lavoro.
Naturalmente dal testo della risoluzione emerge anche l'importanza di fare un maggior numero di controlli specialmente a livello fiscale sui fondi comunitari erogati alle imprese da parte delle autorità locali e nazionali per cercare di contrastare le infiltrazioni del crimine organizzato nel processo di gestione dei rifiuti.

A mio avviso, la procedura europea avviata non fa che confermare la persistenza di un grave problema strutturale italiano sul tema dei rifiuti. Ritengo quindi che occorra istituire al più presto un tavolo nazionale e promuovere un'iniziativa del Governo insieme alle Regioni per adottare soluzioni come quelle votate al Parlamento europeo nella scorsa sessione plenaria, puntando da subito sulle buone pratiche cercando così di evitare d'incorrere in sanzioni molto più gravi.

Si prenda quindi il procedimento d'infrazione contro il nostro Paese come stimolo per aumentare e rafforzare la raccolta differenziata come anche la quota di recupero energetico dai rifiuti, visto che le discariche da anni non sono più identificate come una soluzione per la gestione dei rifiuti.

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