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Marche, Europa: Un impegno per ridurre il divario retributivo

Vivere Marche.it del 7 Giugno 2012

Sappiamo tutti che oggi il lavoro, soprattutto per le donne, è divenuto una componente fondamentale della propria esistenza ed è sinonimo di indipendenza. Nonostante ciò il processo verso l’equità di genere è molto lento, quanto difficile e la distribuzione equilibrata tra donne e uomini riguardo a diritti, responsabilità e risorse passa anche, o forse soprattutto, attraverso la distribuzione di questi ultimi. Le cause sono molteplici e complesse: la discriminazione, i mercati del lavoro, tradizioni, stereotipi e inoltre anche la scelta dei percorsi formativi.

La scorsa settimana al Parlamento Europeo - anche se esiste una direttiva UE sulle pari opportunità e la parità di trattamento fra uomini e donne, entrata in vigore nel 2008 - abbiamo votato un rapporto per chiedere alla Commissione Europea di modificare la legislazione comunitaria esistente e colmare il divario retributivo tra i generi. Gli esperti, infatti, rilevano che le misure indicate dalla direttiva del 2008 non sono state efficaci sia perché le legislazioni nazionali non sono state modificate di conseguenza, sia per la mancata applicazione delle sanzioni nei confronti dei datori di lavoro.

Oggi che il divario retributivo medio nell'Unione è del 16,4% in considerazione anche della crisi economica non possiamo più stare a guardare. Nel testo votato abbiamo chiesto alla Commissione europea e agli Stati membri di rafforzare la legislazione esistente, dotandola di sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive nei confronti dei datori di lavoro. Quest'ultime dovranno includere multe, sanzioni amministrative e pecuniarie e l'esclusione dal beneficio di prestazioni e sovvenzioni pubbliche.

Per quanto concerne la nostra regione, una sommaria analisi sui principali siti dedicati alle donne non mi hanno lasciato del tutto sconfortato. Il motivo é semplice: basta guardare, anche solamente il sito istituzionale delle Marche e vedere quanto siano numerose le associazioni femminili nel nostro territorio. Un altro elemento che colpisce é il dato del settore privato, comunicato qualche giorno dal CNA, in cui si ritrovano degli elementi di positività rispetto ad altre regioni italiane tanto da impressionare per la quantità d'imprese guidate da donne. Gli ultimi dati dicono che nella nostra regione sono in attività 42.184 aziende condotte in rosa, pari al 23,9 per cento delle 176.457 imprese (circa una su quattro). Le donne marchigiane hanno anche costituito 568 cooperative e 22 consorzi mentre 22 imprese sono state costituite sotto altre forme giuridiche.

Ad ogni modo la crisi corrente, dagli ultimi dati regionali che attestano la disoccupazione all'8,9%, colpisce migliaia di donne e impone una doverosa riflessione verso quelle che purtroppo rientrano ancora nella fascia dei soggetti più deboli, quelli sui quali le ripercussioni dell'attuale andamento economico potrebbero essere più gravi.

É necessario quindi improntare una riflessione partecipata per capire quali debbano essere gli strumenti a garanzia della parità di genere iniziando, ad esempio, anche dalla trasparenza dei nostri organi istituzionali. Tra questi ritengo importante evidenziare l'iniziativa regionale del bilancio di genere, meglio definita gender budgeting, usata per riclassificare le voci di bilancio per aree sensibili al genere, verificando l’effetto della politica economica di un ente pubblico su uomini e donne. Esso mira a valutare e ristrutturare i bilanci pubblici in modo da assicurare che le priorità e le necessità delle donne siano prese in considerazione allo stesso modo di quelle degli uomini. Per puntare a restringere il divario ridistributivo e migliorare la condizione di vita delle donne in ambito lavorativo e familiare considero il mainstreaming di genere uno strumento concreto per poter perseguire tale obiettivo. Per agire efficacemente ed efficientemente è necessario, infatti, poter conoscere in modo adeguato le condizioni esistenti e poter valutare da un punto di vista ex-ante, ex-post ed itinere le misure adottate. Il Bilancio di genere è in grado di rispondere a questa esigenza favorendo, altresì, la trasparenza delle pubbliche amministrazioni.

Quindi bene così e si proceda per questa strada almeno nella regione Marche, le lotte di civiltà ci appartengono oggi più che mai, proprio quando la crisi rischia di creare una recessione che non é solo economica ma anche culturale e valoriale posso dirvi che noi, Io, dal Parlamento Europeo non staremo a guardare.

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