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Europa, Marche: Il distretto calzaturiero

Vivere Marche.it del 27 settembre 2012

La regione Marche rappresenta il primo distretto italiano per l'industria calzaturiera, e come ben sappiamo, quest'ultimo é una delle più importanti fonti di ricchezza della regione.

Se in passato lo sviluppo è avvenuto in modo spontaneo e la funzione di stimolo è stata svolta da imprenditori creativi e brillanti, che hanno saputo cogliere le opportunità offerte dal mercato, oggi la situazione è radicalmente cambiata, lo sviluppo spontaneo si è ridotto e la competitività internazionale è aumentata.

Il modello d’impresa che ha caratterizzato la produzione calzaturiera del distretto, anche se ha permesso di raggiungere in tempi brevi risultati brillanti, risulta essere così allo stesso tempo estremamente fragile e vulnerabile. Uno dei fattori che hanno contribuito alla perdita di competitività delle industrie del distretto é soprattutto la concorrenza internazionale proveniente dai paesi a basso costo del lavoro.

Recentemente questo fattore é stato dimostrato anche dalla relazione del Centro di ricerca SOMO (Centro di ricerca sulle multinazionali) intitolata "Where the Shoe Pinches – Child Labour in the Production of Leather Shoes" che ha dimostrato come in India, il lavoro minorile e la violazione dei diritti dei lavoratori, siano diffusi nella produzione di scarpe in pelle e altre calzature destinate ad aziende europee e alla loro catena di approvvigionamento internazionale. Un fattore che forse non é totalmente misconosciuto ai più, come ha dimostratato la campagna "Stop Child labour – School is the best place to work", vista la reticenza delle azienda nel rispondere ad un questionario, rimasto in gran parte inevaso, e visto che é stato riscontrato che le aziende calzaturiere europee che seguono una politica attiva di responsabilità sociale d'impresa si limitano a impegnarsi soprattutto in questioni di tipo ambientale.

Un sistema increscioso da monitorare sia per ridurre questo fenomeno che vede in primis i bambini dei paesi sottosviluppati essere vittime di un ordine difficile da monitorare e sia per le nostre imprese che hanno visto ridotto il loro fatturato ma anche che vedono al rischio proprio il rispetto del principio che i beni e i servizi siano prodotti e forniti al mercato nel rispetto dei vincoli etici e sociali .

Per questo insieme ad altri colleghi del Parlamento Europeo ho chiesto alla Commissione Europea di sollevare la questione della responsabilità sociale d'impresa e della difesa dei diritti umani nell'ambito delle sue relazioni con i paesi che producono calzature per il mercato europeo – in particolare Cina, India, Vietnam e Brasile. In vista dell'approvazione dei principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani e delle nuove linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali, abbiamo chiesto alla Commissione se fosse disposta a cercare di raggiungere la massima trasparenza nella catena di approvvigionamento dell'industria calzaturiera europea e a utilizzare il suo potere di iniziativa per elaborare un piano di azione concreto assieme a quest'ultima, in modo da affrontare le violazioni del diritto del lavoro e dei diritti umani commesse nella catena di approvvigionamento.

La risposta della Commissione non ha tardato, l'Ue é impegnata nella lotta all'eliminazione del lavoro minorile secono le normative internazionali ma soprattutto in India si stanno finanziando appositi progetti e promuovendo il dialogo sui diritti umani. L'India sta modificando la propria normativa sul lavoro minorile per preparare la strada alla ratifica delle convenzioni OIL n.182 e 183, sulle forme peggiori di lavoro minorile del 1999 e sulla tutela della maternità. La Commissione inoltre mira ad inserire il tema della responsabilità sociale delle imprese nelle negoziazioni dedicate a commercio e investimenti, come già avvenuto negli accordi di libero scambio con Corea, Cariforum e Colombia/Peru. Tali accordi stimolano l'adesione a strumenti riconosciuti a livello internazionale quali le linee guida dell'OCSE per le imprese multinazionali, sostenute dalla rete dei Punti di contatto nazionali, ossia agenzie aventi il mandato di contribuire alla soluzione di problemi come quelli indicati.

Buone notizie quindi anche per la nostra regione, che spero possano promettere anche un orizzonte sereno per le nostre aziende marchigiane e per i bambini sfruttati.

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