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Marche, Europa: quali proposte per le persone senza fissa dimora?

Vivere Marche.it del 7 Novembre 2012

Un altro inverno si sta avvicinando e le prospettive per le persone senza fissa dimora non sono, purtroppo, incoraggianti: nonostante la grande novità del primo rapporto nazionale ISTAT su di loro, esse rimangono ancora troppo spesso fuori dalle logiche politiche quotidiane, dimenticate perché prive di voce e di peso.

Tuttavia, proprio il rapporto Istat ci ricorda come la condizione dei senza dimora non sia una scelta o la conseguenza di una forte pigrizia o di un incredibile rovescio di sfortuna, anzi: più del 60% aveva prima una casa propria e conduceva una vita "normale" e le cause principali che portano a questa drammatica condizione sono la perdita del lavoro e la separazione dal coniuge.

Due fattori che, al giorno d'oggi, sono tutt'altro che rari.

Dagli stessi dati Istat emerge, anche, che il grosso dell'assistenza a queste persone è fornita da associazioni di volontariato e ong che però, per la limitatezza delle loro risorse, non riescono a garantire un servizio che vada al di là dell'aiuto immediato e della situazione di emergenza. Fondamentale è, quindi, l'intervento delle amministrazioni pubbliche sia per attuare una politica di prevenzione, sia per realizzare politiche di recupero che permettano il reintegro della persona nella società. Per quanto riguarda le Marche, ad esempio, i dati sono i seguenti:
i contributi pubblici coprono circa il 20% delle spese totali e sono così suddivisi:
- il 53% delle entrate pubbliche va alle strutture di accoglienza notturna,
- il 12% alle mense pubbliche,
- il 4% ai centri di ascolto.

Tutto il resto, ovvero l'80% del denaro disponibile per questi servizi, proviene dai privati. È vero che siamo in un momento di crisi e che le finanze pubbliche sono sempre meno cospicue, però con una migliore programmazione strategica, un miglior utilizzo dei fondi europei e un maggiore sforzo da parte di tutte le forze politiche si potrebbe fare molto di più.

Su questa questione, IDV ha elaborato una proposta in 10 punti, basandosi sulle buone pratiche attuate da alcuni Enti locali:
1.pieno utilizzo dei fondi europei (fondi strutturali, fondi diretti e contratti di partenariato previsti per il periodo 2014-2020);
2.costituzione a livello locale di Tavole istituzionali di coordinamento tra amministrazione, ong e associazioni di volontariato varie, sindacati, proprietari di alloggi sfitti e altri soggetti attivi e coinvolti. I contenuti di queste riunioni devono essere resi pubblici e le attività poste in atto monitorate, in modo da valutarne la qualità e l'efficacia;
3.individuazione di criteri che permettano una mappatura nel territorio del fenomeno delle persone senza dimora;
4.creazione di un numero verde cui rivolgersi per chiedere assistenza o segnalare situazioni di particolare disagio;
5.elaborazione di parametri per definire la qualità dell'assistenza e, al tempo stesso, elaborare strategie per la prevenzione;
6.creazione a livello cittadino della figura di un difensore civico delle persone senza fissa dimora;
7.inclusione nel campo d'azione anche dei cittadini extra-comunitari e non residenti;
8.porre particolare attenzione alle categorie particolarmente vulnerabili: minori, donne, disabili, elaborando interventi mirati nei loro confronti;
9.attivazione di strumenti di accesso all'assistenza sanitaria di base;
10.utilizzo, laddove disponibili, dei contributi, consigli e buone prassi delle reti di associazioni del settore (ad esempio, la European Network of Homeless Health Workers, o la rete HOPE).

Poiché la regione Marche già si distingue per molte buone pratiche, ad esempio è di molto sopra la media nazionale per l'utilizzo dei fondi europei, ci auguriamo che la promozione di una migliore attenzione e gestione della situazione dei senza dimora inizi proprio dalle amministrazioni marchigiane, affinché l'inverno in arrivo e quelli a seguire siano meno duri e lunghi per i tanti che, purtroppo, sono privi del riparo di una casa.

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