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Marche, Europa: bilancio UE 2014-2020: si parta per tempo

Vivere Marche.it del 5 Dicembre 2013

Dopo mesi di complesse negoziazioni, il Parlamento europeo ha votato il bilancio UE per il periodo 2014-2020 (Quadro finanziario pluriennale - QFP). Il bilancio complessivo per i prossimi sette anni sarà di 960 miliardi di euro in impegni finanziari e 908 miliardi in pagamenti (prezzi del 2011).

Certo si tratta di uno strumento indispensabile ma anche da rivedere perché ricorda un'impostazione sovietica: l'URSS si limitava a predisporre piani quinquennali, noi arriviamo addirittura a sette anni, come se nel 2020 l'Europa avrà le stesse esigenze che nel 2013. Nella contrattazione con il Parlamento e Consiglio abbiamo almeno ottenuto una revisione a metà periodo, che spero davvero aiuterà a realizzare gli aggiustamenti necessari. La "clausola di revisione", permetterà di chiedere alla Commissione di presentare un'analisi per rivedere il funzionamento del bilancio UE a lungo termine nel 2016, tenendo conto delle circostanze economiche del momento. Una revisione che dovrà inoltre essere accompagnata da una proposta legislativa.

Il braccio di ferro tra Parlamento e Consiglio alla fine ha portato al pagamento degli impegni già presi e a una maggiore flessibilità ma rimane purtroppo il nodo del metodo intergovernativo che imbriglia l'Europa in una rete di rapporti di forza, di concessioni reciproche, di visioni che non vanno oltre la punta del proprio naso perché ognuno dipende dagli umori elettorali di turno.

Per tutto questo sulla votazione finale mi sono astenuto perché ritengo che questo bilancio settennale 2014-2020 sia un passo avanti ma ancora troppo piccolo per risolvere i problemi, molto rimane ancora da fare, c’è bisogno di una svolta e di aprire una nuova fase nel Governo dell’Unione. Inoltre sarà più difficile per le regioni, come le Marche, utilizzare i fondi regionali come volano per la ripresa a causa della condizionalità macroeconomica che impedirà, di fatto, di togliere dal computo del 3% del rigore di bilancio gli investimenti pubblici.

C'è inoltre il tentativo da parte del governo di centralizzare la gestione dei fondi visto il basso livello nazionale del tasso di assorbimento e questo credo sia un errore perché l'europrogettazione è concepita non solo per ottenere denaro ma per attivare risorse - un modo per costruire la programmazione in partenariato, un modo per fare squadra, capire gli interessi del territorio, intercettare le risorse giuste per le politiche di cittadinanza attiva e di progresso che l'UE promuove.

Per evitare questo le regioni dovranno organizzarsi in modo diverso partendo dall'informazione per diffondere sempre di più non solo le opportunità ma anche le tecniche per la scrittura di un bando partendo dalla formazione, sia nelle università sia all'interno delle categorie.

Coraggio perché le opportunità sono tante ma occorre prepararsi in tempo per saperle cogliere.

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