Sei in: Archivio Italia Positiva Spiagge europee promosse, bene l'Italia ma l'emergenza può arrivare dai fiumi

Spiagge europee promosse, bene l'Italia ma l'emergenza può arrivare dai fiumi

L'Agenzia europea per l'ambiente rende note le pagelle su 22mila aree marine e lacustri. Il 92% è sufficiente, il 77% ottiene un punteggio alto. E in Italia stiamo meglio, con l'82%. Ma per il futuro è necessario salvaguardare i fiumi, altrimenti il rischio contaminazione crescerà....di ANTONIO CIANCIULLO per REPUBBLICA.IT del 23 maggio 2012

IL 92% delle spiagge europee viene promosso con la sufficienza all'esame di balneabilità e il 77% strappa un buon voto; poi c'è più di un 5% di non classificati e circa un 2% di bocciati.

E' la pagella assegnata dall'Agenzia europea dell'ambiente alle 22mila aree marine e lacustri in cui tra poche settimane ci si comincerà a tuffare. L'Italia occupa una discreta posizione in  classifica con l'82,3% di spiagge ad alto punteggio, contro il 79,9 della Spagna, il 60,8% della Francia, e una media europea del 77,1%. Meglio di noi Cipro (99,1%), Malta e Croazia (97,7%), Grecia (94,1%), Romania e Germania (87,8%), Portogallo (84%). Tra i bocciati Olanda (47,4%), Bulgaria (49,5 %), Belgio (52,1%).

Nel complesso il trend dal 1990, quando si poteva fare il bagno solo in 8 spiagge su 10, è in netto miglioramento. Ma resta ancora del cammino da fare, come ricorda Jacqueline McGlade, la biologa che dirige l'European Environment Agency: "La nuova direttiva tutela ancora di più i nostri cittadini. Servirà ad alzare ulteriormente lo standard di depurazione: in alcuni paesi ci sono ancora problemi legati alle sostanze chimiche usate in agricoltura e all'insufficienza della rete fognaria. Dobbiamo fare un altro sforzo".

E' questo l'obiettivo della direttiva europea che obbliga i paesi membri a far tornare in un "buono stato" fiumi, laghi e acque sotterranee entro la fine del 2015: se non si chiude il rubinetto dell'inquinamento terrestre le acque marine potranno evitare picchi di inquinamento

da colibatteri e ottenere semaforo verde per i bagni, ma non sfuggiranno alla contaminazione da metalli pesanti, pcb, diossine, pesticidi.

E, dal punto di vista della salute dei fiumi e dei laghi, l'Italia non è messa bene. Nel marzo scorso la Commissione europea, su raccomandazione del commissario per l'Ambiente, Janez Potonik, ha inviato un parere motivato che denuncia il nostro ritardo proprio nel corretto recepimento della direttiva quadro sulla qualità delle acque interne.

Per migliorare la situazione occorre lanciare un'operazione di monitoraggio a tappeto, chiudere il ciclo idrico eliminando i buchi nella rete fognaria e di depurazione, recuperare un uso sostenibile del territorio, sostenere l'agricoltura e l'allevamento a basso impatto ambientale.

Senza azioni coerenti in questa direzione sarà difficile migliorare ulteriormente. E anzi la situazione potrebbe aggravarsi: le zone in cui i tuffi sono vietati tendono a concentrarsi attorno alle foci dei fiumi, indizio di una depurazione insufficiente degli insediamenti urbani e produttivi lungo il corso d'acqua.