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Il dialogo tra sordi che non serve a nessuno... e a rimetterci saranno malati e animali

Da "L'Huffington Post" | 09-01-2014

Il periodo natalizio, propizio al buonismo, è stato scosso dallo scontro tra animalisti, ricercatori e pazienti. Una contrapposizione frontale che ha incendiato gli animi, fino all'orrore degli auguri di morte.

Quale sobbalzo di durezza, per un paese abituato altrimenti a indugiare nello scetticismo e nel menefreghismo cinico. Un muro contro muro che non aiuta nessuno, e che finora ha impedito l'apertura di un dibattito a tutto campo su qualcosa che già divide per la sua definizione di partenza: "vivisezione" o "sperimentazione animale"?

Non possiamo fare di meglio? È improponibile un confronto? Dobbiamo limitarci a dividere il campo tra biechi sadici al soldo delle multinazionali, e privilegiati insensibili alle vitali necessità di cittadini affetti da malattie gravi? Che palle, verrebbe da dire. Ognuno andrà avanti con le sue certezze, e a rimetterci saranno ragazzi attaccati al respiratore,animali in gabbiaricercatori che già lavorano tra mille difficoltà, familiari angosciaticittadini sempre più confusi. Invece da qualche punto bisogna pure cominciare il faticoso cammino del dialogo. Proviamo a intraprendere questa erta strada con alcuni possibili punti fissi.

1) La ricerca scientifica non è il capriccio di qualche fanatico, e i suoi frutti non sono a beneficio di pochi, ma di tutti noi. La ricerca scientifica è il sale della libertà. E per quanto abbia registrato posizioni discordanti, la netta maggioranza dei ricercatori considera la sperimentazione animale come indispensabile - per molti "ancora indispensabile", in attesa di metodi alternativi più efficaci. Molte sono le conseguenze di cui noi tutti, anche inconsapevolmente, godiamo dal lungo e tenace lavoro dei ricercatori. Ragioni che sono state ben affermate in occasione del seminario che ho organizzato con la Luca Coscioni e con la partecipazione di vari premi Nobel, in vista del Congresso mondiale per la Libertà della Ricerca Scientifica, previsto a Roma in primavera.

La lotta contro le malattie genetiche, i tumori e altri mali non costituisce solo una priorità per chi ne è afflitto, o per chi ne sarà afflitto, ma è una questione di identità della nostra società, che nella sua parte migliore vuole tutelare i più svantaggiati e rinunciare a ogni fatalismo. La difesa dei diritti degli animali non può tradursi, come è anche accaduto, con la maledizione dei ricercatori e dei pazienti, per i quali il rispetto deve essere profondo.

2) I diritti degli animali non sono il capriccio di qualche anima tenera, ma rappresentano una nuova frontiera della nostra civiltà. Del resto ogni civiltà si è sempre svelata nella sua essenza col trattamento riservato alle creature alla sua mercé. È dunque una questione anche della nostra dignità, non solo del benessere animale. Tutti devono lavorare verso questo obiettivo. Anche la ricerca, investigando nuovi metodi, sforzandosi di superare l'esistente, con la gradualità possibile, ma lavorando in questa direzione. E cominciando da subito a migliorare le condizioni di vita degli animali da laboratorio, evitando ogni sofferenza inutile, praticando l'anestesia, vietando ogni sperimentazione superflua, aprendo i laboratori. Per quale ragione, ad esempio, il mondo della ricerca è stato in gran parte silenzioso nella lotta per bandire ogni sperimentazione animale per i cosmetici? Di fatto se non fosse per l'impegno animalista, buona parte del mondo degli animali da laboratorio sarebbe rimasto di ancora più difficile accesso, un mondo segregato. Molti sono già consapevoli e parte di un cambiamento sostenibile, altri meno: tutta la ricerca capisca che il percorso deve cominciare, e che essa non deve avere soggetti passivi che lo subiscono, ma essere parte della soluzione.

3) Ognuno ha la sua definizione, ognuno i suoi dati. Possibile una mappatura della "questione", degli indicatori che mettano tutti d'accordo, una semantica che non crei subito barricate?

4) Il trattamento rispettoso degli animali va ben oltre la vivisezione, o la sperimentazione animale. Tanto per dare un'idea al Parlamento Europeo da anni collaboro con numerose campagne animaliste - oltre a quella per l'abolizione completa della sperimentazione animale per i cosmetici, ne abbiamo per il miglioramento delle strutture di accoglienza degli animali abbandonati, il rispetto di tempi certi per il trasporto di animali, la denuncia delle pratiche di eliminazione di massa dei randagi in Ucraina in occasione degli Europei di calcio, i ricorsi in sede europea contro la caccia in deroga, e ancora. Mi sono preso la briga di rispondere a quasi un migliaio di cittadini europei che hanno scritto denunciando gli orrori di certi canili italiani, soprattutto nel Mezzogiorno, sollecitando poi gli amministratori competenti a intervenire. La sperimentazione o vivisezione è dunque solo l'aspetto più drammatico e spesso il solo veramente mediatizzato, mentre su molti abusi l'attenzione, al netto degli animalisti, è assai minore.

C'è una realtà molto più ampia che può essere da subito un terreno d'incontro comune, e che anziché essere la battaglia di uno fronte specifico, deve diventare sensibilità di tutti. Nello scontro in atto a latitare è la politica, a parte qualche battuta o un tweet. Le solite preoccupazioni di ricerca di consenso elettorale, l'ignoranza di cosa si parli esattamente, o il timore di venire travolti da polemiche troppo accese, tengono alla lontana proprio coloro che invece sono preposti ad ascoltare e poi ad agire.

C'è dunque chi ribadisce le proprie ragioni e chi tace. Ci vorrebbe anche più reciproco ascolto, qualcuno che cominci a compiere un passo verso l'altro. Ci vorrà molto tempo, le posizioni, nessuno s'illuda, sono destinate a restare distanti per molto tempo.

Nel frattempo almeno proviamo ad accettare che niente è facile, non tutto può essere ottenuto sic et sempliciter, né ci si può adagiare su antiche certezze, e forse ragionando insieme si può almeno lavorare rifiutando ogni forma di discriminazione e di sopraffazione, per affermare una prospettiva di progresso condivisa. A volte ho avuto la sensazione, che so essere sbagliata, che ciò rende le posizioni così contrapposte è che ognuno ha un suo modo di vivere la compassione - quanto invece dovrebbe unire.

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