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L'EUROPA: LA NONNA CHE APPLAUDE CHI LA DICHIARA STERILE

il ritratto dell'Europa da parte del papa

Solidarietà Internazionale mi ha chiesto un commento di apertura al numero speciale dedicato al recente intervento europeo di papa Bergoglio. Da federalista e da repubblicano (oltre che da valdese), ho trovato ogni discorso di questo papa in Europa un esercizio di persuasione, nel senso greco del termine – opposta alla retorica. Gli altri discorsi, al cospetto, sono sempre stanchi, noia.

Questo il mio articolo:

Erano già stati tutti avvertiti che papa Bergoglio fosse un guastafeste per l'Europa. Quando a fine 2014, parlò al Parlamento Europeo, rievocò con dolore il sogno infranto di un'Europa unita che esercitava il suo fascino perfino su un sudamericano, e dette una lezione di comunicazione e d'ironia definendo l'Europa di oggi la "nonna" a cui si vuole bene ma che è "stanca" e "non fertile". Al sogno diventato nonna, gli applausi, da parte di chi sedeva dalla parte della nonna, non mancarono.
Con il "Carlo Magno 2016", gli si è offerta un'altra occasione per fustigare l'Europa di oggi. Il papa, contravvenendo alla sua tradizionale politica di rifiutare riconoscimenti mondani, ha accettato, e in quella sua accettazione c'era già la premessa che non sarebbe stata un'occasione di circostanza. Ad ascoltarlo, in un atto di rispetto che però suonava quasi come una manifestazione di masochismo, sono andati tutti i leader dell'UE, o della "nonna". E il papa l'ha cantata a tutti noi: ha infierito sull'Europa "decaduta", che rinuncia alla "bellezza di vincere le chiusure", che confonde la solidarietà con "l'elemosina", tentata dal "ripiegarsi su paradigmi unilaterali e dall'avventurarsi in colonizzazioni ideologiche". Ha parlato di "corruzione" - in Europa, non nei paesi in via di sviluppo... Ha pronunciato concetti da tempo demodé come "economia sociale", "accesso alla terra", "lavoro per tutti". Se l'è presa con il "prestito a interesse", demolendo in poche parole un intero sistema bancario così centrale nelle recenti sventure europee. Né il papa ha rinunciato, in tanto sferzare, alla sua ormai nota evocazione della tenerezza, insistendo sul concetto di "bambino" come centro della politica e della società, frutto di un'"Europa capace di essere ancora madre che abbia vita". A rovescio avrebbe potuto descrivere questa Europa nonna e sterile come un luogo che puzza di morte - non più la morte dei migranti, ma la sua propria agonia, la morte delle recinzioni e della vecchiaia del fine corsa.
Anche questa volta la platea europea ha applaudito, forse applaudendo il suo necrologio.
Ma non sono applausi facili, anzi sono molto fragili. Perché buona parte dell'Europa, e non tanto quella delle istituzioni europee, ma soprattutto quella delle opinioni pubbliche, che in certe fasi delle democrazia tengono in scacco le politiche nazionali, se ne fanno volentieri un baffo dell'appello esplicito del papa al "nuovo umanesimo europeo, costante cammino di umanizzazione, cui servono memoria, coraggio, sana e umana utopia". A troppi cittadini europei, e a troppi cristiani, i muri piacciono, eccome. E le parole del papa non sono state apprezzate da molti che - da Rosarno alla Svezia, dai trionfi della Le Pen a quelli austriaci, a destra come a sinistra, non ci si faccia illusioni - si dichiarano esasperati e arcistufi di "solidarietà" e "accoglienza", e che hanno paura dell'"invasione". Molti sacerdoti, che pure aprono le loro chiese alle preghiere dei credenti di altri religioni, lo sanno bene di cosa dicono i parrocchiani, e delle battute che i migranti dovrebbero trovare, per fare contento il papa, nell'attico di Bertone...
Le parole del papa si rivolgono dunque a un'Europa che è proprio come la descrive lui. Incapace di ascoltare, incapace di capire che una politica per il lavoro degli europei, una politica per i diritti sociali di ciascuno, una politica di lotta ai privilegi di pochi - ciò che interessa tutti - non può che essere parte di una stessa politica che sappia accogliere i migranti, perché o ci si salva tutti, o non si salva nessuno, e ogni vittima che annega nel Mediterraneo, è un imbarbarimento ulteriore in una società egoista che erode sempre di più il benessere materiale e valoriale degli stessi europei.
Su tutto questo, un papa che sappia fare bene il suo lavoro come Bergoglio (e la storia è piena di predecessori che il loro lavoro non sapevano o volevano farlo) ha un vantaggio. E' un pastore, è a capo di un'istituzione millenaria che ogni tanto può anche essere libera dalle ansie di una "campagna elettorale", è consapevole che i tempi della persuasione possono essere lunghi e richiedono un impegno meticoloso, e che di fronte a una profonda crisi morale occorre senso della storia, memoria, valori, e che la prima cosa è affidarsi a parole che dicano, piaccia o non piaccia, la verità.

Niccolò Rinaldi