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UN COMMENTO PUBBLICATO SUL PATTO SOCIALE

HA VINTO TRUMP

 

e io qualche scommessa. Non che si potesse essere sicuri della sua vittoria, ma mesi fa Clint Eastwood fu perentorio: io lo sostengo, e tanto vince lui, l'America voi non la capite. Era chiaro che un cineasta grande interprete della società USA la sapesse più lunga delle schiere di prevedibili analisti politici.

Vediamo se ora qualcuno la intende: servono niente i lustrini delle feste, il bel parlare: se si distrugge il ceto medio, la middle-class, o le partite iva, in America o in Italia la lezione non cambia. Si disgrega la società, perché l’Occidente è soprattutto ceto medio, è questa ragionevole ambizione di livello di vita, senza eccessi, lavorando.

Sarà paradossale che sia un Trump a interpretare questa inquietudine, uno che col ceto medio non c’entra molto. Ma l’America resta l’America. Ha spezzato una catena con Obama, ora ne spezza un’altra, sdoganando ciò che non è corretto, elevando la pancia a testa. Pensavamo di avere un vantaggio almeno sul populismo, e invece in quanto a comportamenti sociali ancora una volta l’America anticipa l’Europa. Trump governa prima della Le Pen e di Salvini (qualcuno, non io, aggiunge sempre alla lista Grillo). Che i britannici abbiano deciso il Brexit poco prima della vittoria di Trump, conferma solo l’antica affinità tra quelle due sponde dell’Atlantico.

Piuttosto, gli europei non rimangano a bocca aperta per quel che non s’aspettavano, ma capiscano che anziché bisticciare con la Commissione devono solo essere più uniti e più forti. Dobbiamo esserlo da tempo al cospetto dello Stato islamico, al cospetto della Russia, al cospetto della Cina. E oggi, ancora più di ieri, al cospetto dell’America. Ce ne sarà bisogno, e del resto dobbiamo esserlo anche davanti a noi stessi. E' quanto rimane, in fondo, di questa elezione americana: così diversi, così uniti.

 

Niccolò Rinaldi