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GUIDA ALLA FIRENZE RIBELLE

Un nuovo libro di RICCARDO MICHELUCCI

 

C’è, altrochè, una Firenze conformista e opportunista, ruffiana e morta per posizioni di rendite e assenza di creatività. Ma da sempre esiste ‘anima racocntata in questa “Guida alla Firenze ribelle” (edizioni Voland, pagine 290, € 18), la città che sorprende e si sacrifica, che lotta e che, talvolta anche con poche risorse e “contro tutti”, manda avanti un’idea di civiltà senza la quale nessun Rinascimento, nessuna gloria passata o recente ha alcun senso. E’ un libro la cui uscita Fuori Binario deve festeggiare insieme al suo autore, Riccardo Michelucci, giornalista e scrittore che si è formato alla dura scuola della lotta irridentista irlandese e autore di altri libri dedicati alle battaglie civili – tra iq auli “l’eredità di Antigone”, inedita racoclta di biografie di donne martiri pe rla libertà.

Questa guida accompoagna quartire per quartire il lettore in un percorso di luoghi materiali, di episodi concreti, che diventa l’espressione di qualcosa di spirituale. Michelucci evita la nostalgia, e, a dispetto di qualche testimonianza raccolta nella guida sui “bei tempi che furono”, non considera, la ribellione estinta.

Il filo rosso delle insofferenze cittadine si dipana dai Ciompi - primo tumulto operaio, a opera dei cardatori della lana – fino alle lotte ancora vitali dei vari comitati cittadini da via Montebello all’Oltrarno, della risorta Radio Cora (e l’originale degli azionisti e di Enrico Bocci), del movimento per la casa di Bargellini. E non mancano tra queste pagine Fuori Binario e la sua esemplare animatrice Maria Pia Passigli, altri fermenti di quell’Oltrarno che fu definito da un prefetto “la roccaforte degli anarchici e dei pregiudicati”.

Rivoli contemporanei di un fiume che scorre da secoli, dai tempi di Dante, di Savonarola, del Davide di Michelangelo e del Manierismo, della legge di Leopoldo che per prima al mondo abolisce la pena di morte e di quella di Vincenzo Chiarugi che per prima regola i rapporti tra i malati di mente e la società, fino ai Macchiaioli e al mazziniano Dolfi. E’ bravo Michelucci a mescolare per bene la carte, eludendo i confini dello “strettamente politico” e tirando in ballo l’arte, il pensiero, la scienza – a rigore allargabile al più illustre degli smascheratori del potere Machiavelli e al “discolo” fiorentino per eccellenza Pinocchio. Senza pompa retorica si rivela così un secolare intreccio di fermenti e di idee, intimamente collegato alle ribellioni storicamente più vicine.

Tra queste, due filoni maggiori. Il primo è la Resistenza. Ogni parte di Firenze, dal centro alle periferie, dal Terzollino di Mary Cox a Villa Triste in Largo Fanciullacci, è scandita dal valore dei partigiani, in un percorso lungo il quale Michelucci ci accompagna, scoprendo anche antifascisti meno noti, come l’attore comico Giulio Ginanni, che irrideva Mussolini e le camice nere e fu picchiato a morte a ventisette anni; Alessandro Sinigaglia, meticcio di un ebreo e di una discendente di schiavi americani ucciso dai fascisti nel 1944; o Bruno Neri, calciatore unico a rifiutarsi di fare il saluto romano allo stadio Berta (il Franchi di oggi) per poi morire da partigiano nel 1944. Il secondo, è la Chiesa guastafeste di Don Milani, Balducci, Santoro, Mazzi, Facibeni, ma anche del cardinale Elia dalla Costa che chiude tutti i templi cittadini durante la visita di Hitler e che come suor Maria Agnese Trebbioli e il pastore valdese Tullio Vinay è un Giusto tra le Nazioni per aver protetto gli ebrei durante la persecuzione nazifascista.

Ma, oltre alle lotte operaie (Galileo, Meccanotessile) e alla figura, più complessa di quella che una certa agiografia impone, di La Pira, il dopoguerra fiorentino è protagonista nelle battaglie per i diritti civili: la clinica degli aborti clandestini e gratuiti di Conciani, morto poi suicida nel 1997 e radiato dall’ordine dei Medici per le sue posizioni sull’eutanasia, il fondatore del primo locale gay d’Italia, Gozzini primo obiettore cattolico del servizio militare, Romano Cecconi primo transessuale italiano, operato in Svizzera e al quale fu imposto il coprifuoco di non uscire di casa dalle 21 alle 7. E tra tanti “primi”, Rosella Casini, tradita dal fidanzato che voleva difendere e uccisa nel 1981 dalla ‘ndrangheta, che fece scomparire il suo corpo a pezzi, per aver collaborato con la magistratura di Palmi.

Un altro esempio di civismo è quello luminoso nel percorso e tragico nell’epilogo di Alex Langer, né potevano mancare il Social Forum e le storie, paradossalmente forse più significative perché intrecciate con un lungo vissuto popolare, di Controradio e del cinema Universale.

Anche perché la liberazione da un potere e da un pensiero oppressivi avviene in mille forme, ma sempre attraverso un sentimento di gioia. E a sigillare questa “Firenze ribelle” potrebbe essere quel patto che nel Mahabharata viene espresso dalla risposta di Arjuna alla domanda della fontana incantata sulle ragioni della rivolta: “per cercare la felicità e la bellezza, per questo l’uomo si ribella”.

 

Niccolò Rinaldi