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Da Lilongwe - ottobre 2008

Aria del continente, qua, nel cuore dell'Africa, lontano. Aria del cuore del continente, i contorni del Malawi ne delineano quasi la sagoma, tanto che Lilongwe scandisce spesso lo slogan "benvenuto nel cuore caldo dell'Africa".

Caldo, ma non troppo, perché la vegetazione abbonda, ombrosa, fiorita, fresca; quanto al cuore, chissà, là forse si, è proprio in luoghi periferici come Lilongwe, una capitale non capitale, remota e tranquilla, dove si conserva lo scrigno segreto dell'Africa. Del resto, chi va a Lilongwe? Nessun giornalista bazzica queste parti, prive di richiamo per i media internazionali; i cooperanti ci sono, ma pochi, e ancora legati alla vecchia e classica cooperazione allo sviluppo, senza le incombenze più di tendenza dell'aiuto umanitario, della democratizzazione, della riabilitazione post-conflitto; rari i diplomatici, ché permettersi un'ambasciata in Malawi è lusso che pochi si tolgono; c'è invece più viavai di sacerdoti, missionari, e anche mullah, perché in questo cuore è una delle tante terre dell'Africa australe dove coabitano non solo islam e cristianesimo, ma anche tante diverse denominazioni cristiane.

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Passaggio nel Mediterraneo

Nella basilica veneziana di San Giovanni e Paolo, una cappella conserva una tela di Leandro da Bassano, unica, fra quadri che conosco, per soggetto e per pathos. È notte, o quasi; sulla sinistra si stende una città protetta da mura, solida, potente. Accanto alle costruzioni dell'uomo, s'apre uno specchio d'acqua, scura e con onde minacciose. Davanti a questi due mondi - la città degli uomini, la potenza dell'acqua - Leandro dipinge un dramma concitato: una folla di persone vestite bene si accalca intorno a due naufraghi: un uomo e un bambino.

Entrambi esausti, coi vestiti stracci. Tengono le gambe piegate, e questo accorgimento ci tranquillizza sussurrando che ce l'hanno fatta, vivi, mentre i cittadini soccorrono. In mezzo a loro, affranti sulla riva, si erge la figura di un domenicano, con testa alta e volto luminoso. Non è sulla terra, è ancora in acqua, anzi, cammina sull'acqua. Se i naufraghi sono ancora vivi, lo si deve, si capisce, al suo intervento. Il miracoloso personaggio è nel titolo del quadro: "San Giacinto attraversa il fiume Dnieper".

 

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Visita di studio alla BBC e informazione italiana



L'edificio e l'ingresso della BBC in Portland Place si presentano sobri, e senza veline in portineria.

Sono candidato alle elezioni europee e sono qui per imparare, una visita alla British Broadcasting Corporation è un piccolo pellegrinaggio laico a un tempio dell'informazione indipendente, ma è anche un'occasione di formazione: lottiamo perché anche in Italia un giorno ci sia un vero "servizio televisivo pubblico".

La BBC vive di canone e vendita dei propri programmi sul mercato ma ripudia la pubblicità, ha un contributo governativo per il suo servizio radio-televisivo mondiale che trasmette in 200 paesi del mondo promuovendo tra l'altro l'uso giornalistico di decine di lingue, ha i conti in ordine e stipendi senza follie. È uno dei più grandi media al mondo con un bilancio di circa quattro miliardi e mezzo di euro (la RAI, indebitata, costa tre miliardi di euro...).

 

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Articolo per il mensile Solidarietà Internazionale


Il viaggio, questa volta, lo compio a rovescio. Parto a ritroso, infatti: verso l'Italia, non verso il fuori. È risaputo che viaggiando ci si conosce meglio e lo sguardo degli altri ci definisce. Fra i tuareg mi prendono per un "europeo". E anche tra gli afgani. Perfino negli Stati Uniti. "Italiano", e poi "europeo", o viceversa.

Si aspettano qualcosa dall'una e dall'altra definizione: come italiano che conosca qualcosa di calcio, che sappia cantare, che mi professi amico del papa, che beva caffè e vino e vada a donne. Che conosca un poco d'arte e che quantomeno coltivi uno spiccato senso estetico. E che abbia sempre un sorriso sulle labbra e tratti tutti con umanità, con simpatia. Un italiano brontolone e colla puzza sotto il naso a molti pare una contraddizione. Spesso devo deludere i miei interlocutori in molte di queste aspettative: non bevo quasi vino, niente caffè, sono protestante, il calcio m'interessa il giusto - ma più di una volta ho incantato una tavola improvvisata di stranieri inventando su due piedi una cenetta che non si saranno scordati. E come quasi tutti i miei connazionali anche io ho una tenerezza speciale verso tutti i bambini del mondo. Eccetera.

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