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Europee

Un risultato facile facile...

È stato tutto facile.
È quanto direi a chi ora si scervella per analizzare le ragioni del successo dell'IdV. Perché per raccogliere la principale vittoria di queste elezioni europee è bastato adottare criteri nuovi di definizione delle liste e di campagna; è bastato parlare di Europa mentre nessuno lo faceva o si limitava (la Lega) ad agitare lo spauracchio della Turchia; è bastato fare seriamente quello che da anni gli altri dicono di fare a parole o in modo cosmetico: aprire la lsita a persone con storie vere e professionalità sicure, lontani mille miglia dai canonici criteri di selezione dei candidati e poi parlamentari europei (basati sulla notorietà e sui pacchetti di tessere in dote - come fossero titoli nobiliari). È bastato lavorare sodo durante la campagna, senza protagonismi e atteggiamenti da divi, consapevoli che c'è solo da imparare. Non vi sono state divisioni fra candidati, il partito ha messo a disposizione strutture e mezzi senza sprechi e con razionalità.
Il risultato è anche una campagna per niente dispendiosa - incredibile viste le cifre che investono fior fiore di candidati, grazie anche al numero di amici coinvolti nel lavoro. Certo, ogni tanto qualcosa non è andato per il verso giusto, ci sono state qua e la disfunzioni o malintesi - ma questa è anche la bellezza di una struttura e di persone che facevano una campagna elettorale a vasto raggio per la prima volta. Ma soprattutto è stata una campagna che, con i suoi meccanismi terribili nella rincorsa alla preferenze su un vasto collegio, ci ha indotto come candidati ad andare "incontro" al cittadino, conoscendo meglio problemi generali e immergendoci in tematiche specifiche.
Un viaggio di umiltà e di ascolto - soprattutto per chi, come me e come quasi tutti noi candidati per l'Italia dei Valori, non proveniva da esperienze politiche dirette né si portava dietro apparati organizzativi.

Meglio così: le condizioni della legge elettorale ci hanno "buttato per la strada", in incontri nelle fabbriche, in zone afflitte dalla criminalità, nel disagio della scuola, là dove la crisi falcia duro anni di cultura del lavoro. Mai in una posizione "comoda" durante tutti questi incontri - e proprio così tutto è venuto meglio, perché la pedagogia della difficoltà, compresa una scarsa attenzione dei media, è da sempre la migliore, paradossalmente la più "facile" per imparare e per far bene. Adesso agli amici che saranno eletti spetta di incarnare col mandato parlamentare quel pegno della speranza che il paese ha consegnato all'Italia dei Valori. Un bel peso sulle spalle, che non potrà essere tradito - pena un astensionismo ancora più forte la prossima volta.
Perché l'Italia dei Valori è probabilmente la forza politica dove più si incontrano persone di buona volontà, ancora capaci di entusiasmarsi e conspaevoli del dovere di un impegno personale per far fronte al disastro del paese. A questa speranza un partito deve dare forma e organizzazione, lavorando con metodo e con etica. Sarà la parte più difficile del lavoro - altro che campagna elettorale, impegnativa forse, ma, appunto "facile" una volta che le premesse erano giuste, oneste e coraggiose rispetto alle solite noiose abitudini della politica nostrana.
E proprio questo costituisce la migliore primavera.

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