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Europea 53

Noi non abbiamo bisogno di un Iphone, ma di un libro e di una penna.

Malala Yousafzai 

1. La festa

Con quella penna ragazzi come Malala sapranno scrivere la Storia, quella vera e importante. Che ragazza con gli attributi Malala Yousafzai: a 16 anni ha vinto il Premio Sakharov per i diritti umani (comunicato), a 16 anni ha sfidato i talebani, sopravvivendo a un attacco contro di lei, rivendicando il sacrosanto diritto allo studio. Ho conosciuto i talebani, gente che già a incontrarli ci si sente a disagio e che incutono timore, e conosco Mingora, la città di Malala nello Swat (avendo lavorato e vissuto nel nord del Pakistan, casa mia è piena di tracce - mobili e altro - di quella splendida vallata), luogo remoto, conservatore, chiuso. E valutando la minaccia e il posto, la mia ammirazione per lei è sconfinata.

2. Euro si Euro no: un passo oltre, per favore

Curioso destino della moneta comune: quando fu creata qualcuno, la annunciò come grimaldello certo per cambiare tutto, fare tutto, come se il denaro abbia mai fatto un'unione politica; ora che le cose vanno male, pare che disfacendosi dell'euro si risolva tutto. Inutile destino dei capri espiatori, addirittura, in questo caso, in un senso e nell'altro. Di questo abbiamo parlato al Forum dell'Economia di Roma, tra vari interventi che nell'ossessione dell'euro, promettevano paradisi fioriti se solo si tornasse a politiche di debito e di inflazione. Il primo, in Italia, è sempre servito per distribuire privilegi ai "Pochi Privilegiati", fottendo gli esclusi e in particolare i più giovani - e non mi pare che la classe politica sia maturata di molto e sappia fare meglio, dunque non mi fido; quanto alla seconda, un tempo favoriva le esportazioni, oggi, in un mercato globale molto diverso dagli anni Novanta, questo è da dimostrare, mentre resta certo che rappresenta la tassa più odiosa: l'aumento indiscriminato dei prezzi per tutti, altro che fisco progressivo o patrimoniale per i ricchi. Eppure, parlano tutti dell'euro o dell'Europa fino alla nausea.

Agli amici del Forum ho piuttosto proposto una variazione sul tema.

1) Lo status quo è indifendibile. Non solo le politiche attuali dell'Europa - fiscal compact e quant'altro - hanno minato la fiducia dei cittadini - ma nemmeno sono servite a far intravedere un lontano spiraglio di luce con la scritta "uscita dalla crisi".

2) Passi indietro è meglio non farli. A uscire dall'euro ci direbbero anche "accomodatevi", e la cesura tra nord d'Europa (dove in tanti di noi vanno o vorrebbero andare a lavorare, o studiare, o curarsi) e sud, diventerebbe netta per almeno altri trenta anni. Si farebbero salti di gioia nel poter tornare a fare debiti, e via allora con altre spese militari e la diffusione generalizzata di leggi mancia con prebende urbi et orbi. Perché questo sa fare la nostra politica, altro che essere obbligati a metter mano alle folli spese militari, ai costi della corruzione e dell'evasione, e compagnia cantando. Tutto resterebbe immutato, statene certi.

3) Lavoriamo allora per maggiore democrazia: elezione del Presidente della Commissione che sia dunque responsabile alla cittadinanza europea ma anche sottoposto al giudizio parlamentare per le regole della famigerata Troika (sulla "democratic accountability" delle politiche di rigore economico, abbiamo creato un gruppo di lavoro nell'ADLE).

4) Lottiamo per la creazione di un bilancio della zona euro, col quale finanziare anche un'"assicurazione disoccupazione" o un "reddito di cittadinanza" universale per i cittadini dell'euro-zona. Udite udite, questa è la

proposta del gruppo "Glienicker" di esperti tedeschi, di tutti i partiti politici, segno che il dibattito può esser meno noioso che le solite dichiarazioni di fede pro o contro euro. In Francia è stato l'Istituto Delors a rilanciare le proposte del gruppo Glienicker, In Italia mi pare che nessuno se ne sia occupato.

5) Integriamo i vincoli su bilancio, debito e inflazione, con almeno qualcuna delle seguenti misure: creazione di un porto franco di servizi sociali universali e inderogabili sotto garanzia europea, scorporo degli investimenti dal computo del debito, fondo di redenzione europeo per tagliare la parte eccedente il 60% del debito, integrazione dei criteri di convergenza con nuovi parametri obbligatori di spesa nell'educazione e ricerca, o nelle soglie massime di tolleranza di costo della corruzione e dell'evasione.

Infime, deo gratias, si rilanci l'Europa anche oltre l'euro e i benedetti/maledetti conti: politica estera e di difesa comune, ad esempio. Fosse per me, andrei anche con gesti unilaterali: chiudiamo le ambasciate italiane in alcuni paesi, e affidiamoci al servizio diplomatico europeo che già esiste: lo responsabilizzeremmo, e risparmieremmo. O cominciamo con una piccola cosa, come una protezione civile europea, per cui già esiste ogni base giuridica di attuazione: se ne era già parlato dopo Haiti, e ora nelle Filippine siamo alle solite, ogni Stato UE invia per i fatti suoi i suoi aiuti.

Questo e altro, questo o altro, ma insomma, prego perché si sia propositivi, fantasiosi, rottamatori, e quant'altro, ma non noiosi con questa manfrina dentro o fuori l'euro, e via.

Nel frattempo, tre compagnie arabe hanno acquistato in un colpo solo 125 miliardi (miliardi) di aerei: a parte l'irrilevanza della questione Alitalia rispetto a questi numeri, capiremo presto come perfino nei cieli saremo presto irrilevanti, se non uniti. Poi, fate vobis; del resto, come scrive Massimo Cacciari, "L'Europa è la terra dove è necessario il tramonto".

3. Il ruolo dell'Europa nel mondo: un buon esempio

A inizio dicembre si svolgerà la conferenza interministeriale dell'OMC. In due parole: è l'ultima spiaggia per salvare negoziati che si trascinano da dodici anni, dodici anni, per giungere a un mercato più ordinato e razionale, e non caotico ed egoistico come ora. Ecco, in questa sede, forte della competenza esclusiva per il commercio internazionale conferita dal trattato di Lisbona all'UE, l'Europa ha una voce sola e si fa sentire. Se ancora ci si parla - tra americani e cinesi, indiani e paesi poveri, russi e giapponesi - è soprattutto per lo sforzo europeo. Ne abbiamo parlato in plenaria (intervento).

4. Il denaro europeo e le opportunità

Sul bilancio multiannuale europeo, bloccato dal Parlamento per un anno, alla fine mi sono astenuto. Abbiamo tenuto in scacco il Consiglio e la sua avarizia, e ottenuto di più. Ma siamo sempre prigionieri del metodo intergovernativo e non mi va di festeggiare. La notizia migliore è che contestualmente si sono votati tutta una serie di provvedimenti che per chi voglia approfittarne offrono un buon volto dell'Europa: i programmi "Erasmus per tutti", "Europa creativa", "L'Europa per i cittadini", il "Meccanismo per collegare l'Europa". Quanto di più si potrebbe fare se non ci si limitasse al misero 1% del PIL in bilancio.

5. Noti dolenti e risposte

L'Euromed Observer a Strasburgo ha denunciato un naufragio di migranti avvenuto l'11 ottobre scorso (una settimana dopo quello più noto del 3 ottobre) vicino a Lampedusa, che avrebbe provocato altri duecento morti. Mi pare se ne sia parlato - e si sia fatto - troppo poco.

Sardegna: che tragedia per questa splendida terra amica - abbiamo inviato una lettera al governo italiano per chiedere di attivare i fondi europei di solidarietà.

Palestina: ho promosso una lettera a Catherine Ashton per fare chiarezza sulle disposizioni UE che riguardano l'accesso dei prodotti delle colonie israeliane - vecchio e annoso problema.

Violenza alle donne: con Cristiana Muscardini abbiamo presentato un libro di Carlo Sala e il film di Francesca Archibugi "Giulia ha picchiato Filippo", due fatti della società civile per cambiare quella cultura della discriminazione che conduce diritto al femminicidio.

Arriva l'inverno: basterebbe poco per salvare la vita ai tanti senzatetto delle nostre città. A mia iniziativa l'ADLE ha approvato una richiesta di dibattito in plenaria per un'azione urgente.

6. Lavoro e scopo

Tra i prossimi incontri: dopo due corsi di europrogettazione a Roma (gli ultimi per quest'anno), segnalo in Toscana un percorso con alcune istituzioni culturali e scientifiche (l'Accademia Chigiana e l'Istituto Geografico Militare), tesori da tenersi stretti e valorizzare quanto più possibile e, a Roma, una riflessione su "Etica e felicità" (invitati Rifkin, Rodotà, Capra). L'etica è un dovere, la felicità, per quanto per definizione sempre imperfetta, l'unico senso del nostro difficile lavoro.