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Europea 55

«Come vanno gli affari? Benissimo: comandano i giullari"

(Pasquino, bocca della verità) 

1. Contro la spazzatura, malaffare: impegno, buona politica - e poesia

Anche altrove la semantica della politica italiana è da antologia degli orrori - la Lega con la Kyenge, o il nuovo che avanza con la De Girolamo, a 38 anni già così spregiudicata... - ma le intercettazioni telefoniche su Manlio Cerroni sono quasi frammenti di letteratura, versi di Pasquino o di Trilussa: "Mo' scusa danno la cittadinanza onoraria a Napolitano, perché ha fatto più Napolitano che io pe' Roma?". Il signore delle discariche del Lazio si paragona a un "oracolo" e al Po, fiume "che ha fatto la fortuna di tante famiglie, poi si è incazzato e ha fatto pulizia". I rifiuti della capitale sono una costante del mandato parlamentare ma capace di colpi tra il grottesco e la sorpresa. Per anni il Parlamento si è occupato di violazioni delle direttive UE, di visite sul terreno, di incontri con cittadini e con improbabili pezzi di istituzioni, di petizioni. Oggi si annuncia che l'AMA-Salaria deve essere spostato - alla buon'ora - e alcuni antichi interlocutori del Parlamento sono finiti agli arresti. Avevamo ragione a insistere, i frutti di tanti sforzi sono arrivati. Merito dei cittadini che non si sono arresi dinanzi a quell'intreccio d'interessi e poteri che emergono dalle indagini. Tra di essi, Maurizio Lancellotti, motore della petizione europea contro la paventata discarica di Riano. Maurizio ha pubblicato con la Fondazione Luzi la raccolta delle sue poesie (presentazione venerdì 17 a Roma all'ufficio del Parlamento Europeo). La qualità dell'editore sigilla il lavoro non da dilettante. Fa bene pensare a quanto il rapporto con la carta e la libertà dei versi, possano aver sostenuto moralmente, e anche esteticamente, i travagli di un cittadino alle prese con l'arroganza dei tempi. I due impegni erano simultanei, quasi una notte poetica versus il duro giorno della realtà.

 

2.Anno nuovo, vita da strada

Tra le ultime cose prima di Natale, l'incontro al Quirinale per gli auguri del Presidente (fatti degni di nota: discorso, al solito, molto europeista, il neo-segretario del PD in disparte, due chiacchiere con un ex-primo ministro un po' abbacchiato, qualche battuta con gocce della crema politica italiana; e fuori, la solita sterminata armata di auto blu - sono incorreggibili). La prima cosa in plenaria nell'anno delle elezioni è invece dedicato a chi nel palazzo non entrerà mai, e nemmeno in casa sua. E in tutta probabilità alle elezioni non parteciperà: da iniziatore del dibattito, ho aperto la discussione (intervento) con la Commissione per una Strategia dell'UE per i senza fissa dimora. Sono i cittadini più lontani dalle Istituzioni, così fuori dal palazzo e dal linguaggio del palazzo, che vivono per la strada. Sono sempre di più in Europa, immigrati e cittadini UE (giovani che hanno lasciato la propria città in cerca di un lavoro non trovato, pensionati che tirano la cinghia, divorziati che hanno rotto con la famiglia e perso la casa, ma anche intere famiglie che vivono con i bambini in un'automobile, e molto altro in un desolato campionario di umanità sul lastrico). La crisi ha raddoppiato in Germania il numero dei fruitori delle mense sociali, figuriamoci da noi. Se l'assistenza spetta agli Stati membri, l'Europa mette a disposizione fondi, e deve diffondere le buone pratiche degli uni e ignorate dagli altri (esosi i costi dell'assistenza di alcune cooperative in certe città italiane, quanto meglio sarebbe erogare piccoli fondi per l'autogestione delle strutture), e cominciare dalla mappatura delle definizioni e dei numeri (cosa s'intende esattamente per senza fissa dimora? E quanti sono?). In una società che calcola tutto, che ha dati su tutto, l'omissione è l'ennesima forma di discriminazione.

Lo scandalo della fame e del freddo, del senza-casa nell'Europa del XXI secolo deve finire, e può. Per le Istituzioni europee si tratta, volendo far bene, della sfida più difficile: nell'attuale crisi di fiducia da parte dei cittadini, conquistare un briciolo di speranza dei cittadini più scoraggiati, più lontani, eppure sotto gli occhi di tutti. Occhi che, se lavoriamo nelle Istituzioni ma non anche dentro di noi, diventano sempre più indifferenti e cinici.

 

3. New deal o bye bye per l'industria

Dal 2008 l'industria europea ha perso il 10% e quattro milioni di occupati. Per invertire la rotta bisogna lavorare sulla semplificazione, il buon uso dei fondi UE, il fisco, le materie prime, l'accesso ai mercati mondiali per le pmi, e molto molto altro. Non basta qualche slogan. Investire in un rinascimento industriale sostenibile è la complessa sfida dei prossimi cinque anni. Nella prima sessione del 2014 si è cominciato a preparare la strada (intervento).

 

4. India, Italia: quando a sbagliare sono tutti

Quanto è seria la minaccia della pena di morte per i marò, vicenda di cui mi occupo spesso come relatore per l'accordo di libero scambio (in questi giorni anche con una lettera firmata con quasi tutti i parlamentari italiani)? È seria, da quanto si capisce in un paese dove la politica è imperscrutabile come quanto la millenaria civiltà, quanto lo è il clima di una campagna elettorale che in India si stanno giocando senza esclusione di colpi. In attesa del dopo-voto, passeranno altri mesi, ad gloriam aeternam per i nostri marò e per gli stessi familiari dei pescatori - che in tutta questa misera strumentalizzazione indiana non hanno da guadagnarci niente. Nel frattempo, due considerazioni.

1) Il vice-presidente della Commissione Tajani ha invocato la sospensione dei negoziati con l'India. Sacrosanto, e anche scontato, perché se alla pena di morte si arrivasse accadrà ben altro che l'altolà a trattative in cui finora gli indiani si sono mostrati poco interessati. Il rischio è che di fronte a questa minaccia loro dicano "prego, accomodatevi", e a rimetterci saranno le nostre imprese. Ma nessuno potrebbe mai permettersi di fare affari con un governo che arrivasse alla pena capitale.

2) La revoca del mandato per i negoziati non dipende da Tajani o dal Parlamento, ma dai governi. E se vogliamo un intervento forte dell'UE, bisogna che il governo glielo chieda. E finora non lo si è fatto veramente... Questo è uno dei peccati originali italiani in questa vicenda. Sin dall'inizio avremmo dovuto dire alla Ashton: i due marò erano in missione per interessi europei contro la pirateria, non per capriccio personale, e le conseguenze della giurisprudenza indiana sul loro caso avranno un impatto per tutti. Ergo: questo, Trattato di Lisbona alla mano, è un affare bilaterale tra UE e India, e non tra Italia e India. Invece abbiamo pensato di fare meglio da soli, de-responsabilizzando l'UE e accumulando un buon numero di errori, da cui l'Europa non ha potuto che discretamente discostarsi. L'Europa non va dunque invocata come sostegno, ma come protagonista centrale della trattativa con l'India. Solo al quel punto Bruxelles ci starà con convinzione, e il rapporto di forza con gli indiani comincerebbe a cambiare.

 

5. Cosa chiedono le città? Un po' di attenzione, di grazia

Quanta gente a Terni alla presentazione del libro della collana "Aria del continente" di Alex Paiella, "Una storia d'acciaio, la città e la sua fabbrica". Segno che c'è bisogno di parlare dell'annosa vicenda delle Acciaierie Speciali, altro "basso continuo" del mio mandato, per le contraddizioni del sistema Italia e della politica industriale europea che a Terni si sono sommati.

Esattamente lo stesso bisogno di "raccontarsi" dei nostri territori lo si è visto all'affollata presentazione dell'ultimo volume della collana, dedicato all'"Anatomia di una strada - via de' Serragli" di Firenze. Fabbrica o strada, sempre microcosmi con mille umanità.

Una parola anche sull'autore del libro su Terni, il giovane Alex Paiella: senza conoscerlo, lo selezionali sulla base del suo cv per un tirocinio al Parlamento, dove fece benissimo. Dopo ha cercato fortuna con l'euro-progettazione in Spagna e in Grecia, restando legato alla sua Terni. Che questo ultimo lavoro sulle storiche Acciaierie sia opera non di un affermato accademico, ma di un giovane della città, è già il segnale giusto. (E la conferma che gli stage al Parlamento su base meritocratica convengono a tutti).

 

6. Animalismo contro ricercatori, pazienti contro animalisti

E politici spesso bravi solo a strumentalizzare. Due temi cari al mio lavoro parlamentare - quante iniziative per i diritti degli animali, ma anche pro libertà della ricerca - hanno avvelenato a molti il periodo natalizio. Ognuno col suo modello di civiltà. Possibile ricondurli a uno condiviso? Ne ho scritto su l’Huffington Post, bisognerà pur cominciare a riannodare i fili di un dialogo finora impossibile.

 

7. 2014, si parte

Segnalo a Roma il corso sui fondi UE dell'associazione TIA, la presentazione delle poesie di Maurizio Lancellotti; a Firenze nuovo incontro in un bastione dell'Oltrarno, lo storico Istituto Artigianelli, per parlare di via dei Serragli e delle sfide del vivere insieme. A Bruxelles incontro "istituzionale" con il Presidente del Consiglio Letta. È solo l'inizio - e un sorriso.