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Europea 59

Il gioco segreto era diventato una specie di congiura, che si svolgeva in un pianeta favoloso e lontano.

(Elsa Morante, Lo scialle andaluso)

1.L’Europa nascosta

Il nostro “gioco” è una campagna elettorale in cui si delinea l’Europa che ci vuole, l’Europa della necessità e della giustizia.

L’Europa che non dissipa le sue risorse continuando a dividersi – si legga questo post sull’Huffington a proposito dei “costi (proprio in senso di soldi persi dalle nostre tasche) della non-Europa” di Eliana Capretti e Samuele Pii. Ma in Italia è un gioco segreto, evoca un mondo “altro”. Dovrebbe essere “la” campagna del confronto sull'Europa, e invece è, come previsto, la parente povera dei dibattiti nazionali.

Perché pochi si occupano delle elezioni europee, si va in televisione e mi si chiede del Daspo a vita sì o no, l’informazione continua a battere sulla filastrocca Grillo/Renzi/Berlusconi, tutt’al più il piatto del giorno non è il governo europeo da fare ma la riforma del Senato (per gli amanti del tema: il cambiare tanto per cambiare già fece danni col capitolo quinto della Costituzione e un Senato delle autonomie farà la fine del Comitato delle Regioni in Europa, una buona intenzione che non cambia una virgola; meglio la proposta dell’Associazione Mazziniana: cento senatori, eletti col proporzionale per dare voce alle minoranze escluse dalla Camera, e ruolo di garanzia come Sorveglianza RAI, controllo dei servizi, riforme, nomine).

Altri delle elezioni se ne occupano proclamando “Siamo europei, non tedeschi”, slogan che ci scandalizzerebbe se fosse rovesciato, con un partito tedesco od olandese che facesse campagna al grido di: “Siamo europei, non italiani”. Il dramma è che non siamo tedeschi, e nemmeno europei – anzi, come il brillante slogan (partorito chissà da quale spirito creativo) dimostra, non vogliamo neppure esserlo. 

2. Alcune cose da tenere bene in mente

E lo siamo così poco che né la politica né l’informazione italiana hanno capito alcune cose di base che vale la pena ricordare a dieci giorni dal voto:

a) Il 25 maggio per la prima volta non si vota solo per gli euro-deputati, ma soprattutto per la designazione del presidente della Commisisone. Almeno per quei partiti che appoggiano esplicitamente un candidato – altri, come M5S, Lega o Fratelli d’Italia, non hanno presentato nessuno, e il loro voto è di fatto dimezzato: serve per eleggere i deputati, ma non per concorrere alla designazione del capo della Commissione (poi non ci si lamenti se avremo qualcuno che non ci piace).

b) I candidati, cinque come i partiti politici europei, hanno programmi e personalità molto diverse – e si va da un’Europa più sociale e inchiodata all’approccio tedesco e intergovernativo di Schultz (PSE/PD) a quello più ortodosso ma sempre intergovernativo di Junker (PPE/Forza Italia e NCD), passando per il mondo delle favole di Tsipras di un’Europa che torna a fare debiti per “crescere”.

c) Scelta Europea è l’unica lista, insieme a Tsipras, che con trasparenza indica nel proprio logo il candidato alla presidenza: Guy Verhofstadt, federalista da sempre, insofferente contro la Commissione attuale (che l’ALDE non votò, a differenza di popolari e di socialisti-PD compreso), e fautore di un’Europa con profonde riforme economiche e piani di investimento, basate su una discipilna di bilancio contro gli sprechi dei vari privilegiati (comprese le caste nazionali così opposte all’Europa). Nei confronti pubblici con gli altri candidati (ai quali Tsipras si è finora sempre sottratto), Guy è risultato il più convincente, anche l’unico con idee chiare per Siria e Ucraina (si legga ad esempio l’articolo del Fatto). E al di là della soglia di sbarramento, peraltro ribaltata da una recente decisione del tribunale, i voti per Scelta Europea concorreranno comunque a sostenere Verhofstadt.

d) Scelta Europea non è una coalizione all’italiana per superare il 4%, ma la lista che l’ALDE ha presentato in Italia, aprendola a chi si ritenga federalista, e diverso dall’Italia dei vari Grillo, Renzi o Berlusconi. E’ un progetto d’avanguardia, con tutte le difficoltà del caso, prima lista europea nella competizione elettorale italiana. Il Manifesto di Scelta Europea affronta temi che per altri sono tabù: non solo riforme economiche, ma anche fondi UE, diritti civili, neutralità della rete, immigrazione, Europa nel mondo, reciprocità nel commercio internazionale, e altri impegni basati non su promesse a vanvera, ma su quanto portato avanti in questi anni dall’ALDE.

3. Il candidato e le sue promesse

Anche per me, il programma non sono fandonie elettorali, ma lo sviluppo del lavoro svolto in questi anni, consapevole che in Europa non servono slogan o chiacchiere, o battute a effetto, ma presenza e lavoro puntuale – in un mondo dove nessuno ti regala niente ma dove se ti conquisti credibilità i risultati li ottieni.

Il mio piano di lavoro al Parlamento europeo, è riassunto nei seguenti dieci punti:

1.    Partecipare assiduamente ai lavori del Parlamento europeo. 2009-2014: ho partecipato al 100% delle sedute plenarie, intervenendo in dibattiti in plenaria a ogni singola sessione.

2.    Partecipare in modo costante ai lavori della commissione per il commercio internazionale, competenza esclusiva  dell’UE, cruciale per gli interessi delle nostre PMI e per un commercio più etico. 2009-2014: sono stato relatore o "relatore ombra" di provvedimenti quali la lotta alla contraffazione, il Made in, il primo e fondamentale Regolamento per le ritorsioni commerciali, la protezione delle Indicazioni Geografiche, la reciprocità, ecc.

3.    Comunicare con trasparenza e informare puntualmente i cittadini sulle attività svolte ed i risultati ottenuti. Nel mio sito è aperta una sezione “Trasparenza e presenza” con dichiarazione dei redditi, dichiarazione degli interessi finanziari, rendicontazione dei contributi ottenuti dal Parlamento europeo, e dati sulla presenza ai lavori dell’istituzione. 2009-2014: ho pubblicato ogni mese una newsletter col resoconto del lavoro, oltre alla sezione “Trasparenza e presenza”.

4.    Diffondere gli strumenti per l’accesso ai finanziamenti europei da parte di imprese, associazioni, amministrazioni, università, attraverso una newsletter dedicata, corsi di formazione gratuiti, un sito specializzato e attività di consulenza. Nel periodo 2009-2014 sono stati realizzati oltre trenta corsi di formazione all’europrogettazione ed è stato pubblicato ogni mese un bollettino con tutti i bandi in scadenza tanto per i fondi UE diretti che per quelli UE erogati tramite le regioni del centro Italia; è stato pubblicato anche un manuale di accesso ai fondi e messo in rete una approfondita sezione sui finanziamenti europei e sulle ragioni del loro scarso assorbimento da parte dell’Italia.

5.    Rafforzare il rapporto tra il territorio e le istituzioni europee, mediante l’organizzazione regolare di eventi a Bruxelles e nelle altre regioni del centro Italia. 2009-2014: sono state molte le questioni affrontate in prospettiva europea e ogni anno sono stati organizzati almeno due incontri pubblici in ciascuna delle provincie delle regioni centrali.

6.   Dedicare ai settori della società meno tutelati un’attenzione particolare (disabilità, senza fissa dimora, diritti degli animali, minoranze). 2009-2014: numerose sono state le iniziative in percorsi specifici su questi settori.

7.    Apertura di un regolare programma di tirocinanti attraverso modalità di selezione trasparenti e pubblicate sul sito con tre borse di studio annuali. 2009-2014: sono state circa venti le borse di tirocinanti aperte con regolare bando pubblico, con indicazione dei criteri di selezione e con l’esito della stessa.

8.    Rafforzare il legame tra politica europea, cultura e scuola, con particolare attenzione al territorio. 2009-2014: sono state realizzate numerose iniziative per valorizzare in una dimensione europea varie tematiche delle regioni.

9.    Promuovere gli Stati Uniti d’Europa, con una visione federale e non intergovernativa dell’Europa, capace anche di coltivare la sua memoria collettiva, tratto indispensabile della propria identità. 2009-2014: continua è stata la collaborazione con i movimenti federalisti progressisti, con costanti partecipazione ai Seminari Spinelli di Ventotene, dibattiti in Italia e a Bruxelles, scuole di formazione, iniziativa per l’insegnamento della Shoah nelle scuole, pubblicazione di un libro sulle lezioni parallele della Shoah e del genocidio ruandese, ecc.

10.   Difendere un’Europa portatrice di valori nel mondo, con una politica estera e di solidarietà ambiziose. 2009-2014: puntuali sono state le attività dentro e fuori l’istituzione rispetto al Mediterraneo, all’Asia e all’Africa.

4. Antonio Di Pietro per Niccolò Rinaldi

In questi giorni vediamo come siano dominanti in Italia la corruzione, l’intreccio tra politica e affari, il rapporto predatorio di tanta politica di destra come di sinistra con il denaro. Mi fa allora ancora più piacere che Antonio Di Pietro abbia voluto dare un sostegno esplicito alla mia candidatura, in un appello video dalle parole chiare

5. Insieme

Il suo sostegno non è isolato. In questi giorni molti attivisti IdV hanno aperto sedi e testimoniato la loro continuità di impegno nell’ALDE tramite la mia candidatura. E con loro associazioni e cittadini con i quali si è lavorato in questi anni. Non so quanto altri candidati girino in queste settimane, ma io lo faccio parecchio, con una media di tre appuntamenti pubblici al giorno – da case private che si aprono per incontrare gruppi di amici, alla Giornata Europea della Sostenibilità, dalla Notte Blu ai tanti corsi di europrogettazione. Non credo che tutto questo porti voti – rispetto ai facili slogan, alle apparizioni televisive, alle macchine dei partiti – tuttavia non solo non sono affatto preoccupato dalla possibile non rielezione, ma per noi la demonizzata Europa non è un pianeta lontano e un gioco segreto, ma un metodo di lavoro e un destino con cui lottare.