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Europea 60 - Giugno 2014 - Ultima

Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono.

La fine di un viaggio è solo l'inizio di un altro.

(José Saramago)

1. Peggio di così.

Il risultato di Scelta Europea è stato così striminzito che sulle tante cose da dire meglio cali il silenzio della vergogna. Del resto è già calato: nessuno ne ha parlato più. Abbiamo offerto agli italiani di poter votare per il migliore candidato alla presidenza della Commissione – e quindi nemmeno l’ombra di un rimpianto per l’opportunità di presentare la lista. Ma è chiaro che non sono stato, non siamo stati per niente persuasivi.

Inutile trincerarsi dietro le scuse della polarizzazione Grillo/Renzi/Berlusconi, o della superficialità dell’informazione che ha privilegiato i temi italiani sulle “scelte europee” – tutto vero, ma non abbastanza per giustificare un “nemmeno 1%”. Chissà se ai piani alti qualcuno ha ripensato a certe scellerate scelte di comunicazione e a certi egoismi. La politica è una scienza esatta, niente di peggio che l’improvvisazione.

O la presunzione. Di chi pensa che un buon risultato di ieri abbia ancora un peso oggi, in un’Italia che cambia a passo lesto, tanto più con un fuoriclasse come Renzi, o di chi s’illudeva che bastavano un paio di slogan facili e un milione e mezzo di euro. Così ci si ritrova mortificati (vale per Scelta Europea o per IdV) dallo zerovirgola, numeri che prendono le misure come uno specchio.

Dietro questo risultato ci sono evidentemente anni di pasticci di questa area culturale – sempre alle prese con i personalismi degli uni, le divisioni degli altri, le certificazioni ideologiche, i tanti generali senza truppe. Anche altri hanno poco da festeggiare – la Lista Tsipras sfaldatasi il giorno dopo il voto e ben sotto le percentuali, e la solida presenza istituzionale, di Sel&Co. di un anno fa; o l’incredibile M5S che fa scegliere i suoi iscritti tra Farage e Conservatori britannici, tra l’estrema destra e la destra retrograda. Mentre il mondo federalista, laico, repubblicano, radicale, tutta questa area culturale che guarda all’Europa, deve constatare che l’Italia per ora vuole una musica diversa, anche se non è proprio quella che piace sempre a noi. Un paese che si ripete nel bisogno di promesse e di speranze e di una guida che appaia salda e tenda la mano.

 


 

2. Sollecitazioni

In molti a chiedere: e ora? Tante le iniziative, molte le velleità.

Soprattutto bando ai musi lunghi. Da oltre un anno si sapeva che una rielezione apparteneva al miracoloso, e le sfide difficili ci devono piacere, altrimenti meglio cambiare aria. Alcuni strumenti di comunicazione restano in piedi – sito e social network, e forse si riesce a organizzare una qualche continuità del lavoro sull’europrogettazione. Non è momento di decaloghi e di nuovi manifesti. Mi limito a invitare alla prudenza: l’Italia vuole “leader”, li ha sempre voluti, e siamo il paese dell’apparire – dalla moda agli studi televisivi. Sfidare questa cultura (sottocultura) dominante richiede molta determinazione, e una controcultura di squadra dove nessuno si senta e si trovi solo. Mica semplice. Tanto più che siamo un paese in parte di padroni o di coglioni, non appartenere all’una o all’altra categoria vuol dire scegliere una posizione non facile.

Inoltre, attenzione al virus della politica sempre e comunque. Diffidare dalle ossessioni. Ci sono mille modi di essere cittadini onesti e volenterosi.

In ogni caso, nella confusione, una regola d’oro è: barra dritta all’Europa. L’ALDE finora è stato un punto di partenza, adesso, da fuori, diventerà l’approdo.

 


 

3. Grazie e nomadismo

Poco dopo questa ultima Europea, si chiude baracca e burattini - questa newsletter, l’impegno parlamentare per il commercio internazionale equilibrato, per i meno tutelati e per il federalismo, per il dovere di memoria collettiva e per la cooperazione. Abbiamo cercato di fare il nostro dovere e il nostro meglio, con presenza e trasparenza a tutto tondo, e grazie per i tanti attestati che arrivano da più parti in questi giorni.

Grazie soprattutto ai miei magnifici assistenti, a Bruxelles (Alessia, Simona, Daniele) e in Italia (Brunella e tutti gli altri), ai tanti tirocinanti selezionati sempre su bandi aperti e meritocratici. Sono stati le colonne del lavoro, guadagnandosi la reputazione di uno dei migliori uffici del Parlamento.

Il bagaglio è carico di splendidi incontri, impegni, visioni di tutto il mondo, libri, soddisfazioni. Auguro a tutti gli eletti un mandato altrettanto pieno, proprio nel senso di abbondanza del senso di esserci, dentro l’istituzione e fuori.

Ora toccherà ai nuovi eletti. Anche se non nell’ALDE, che pure esce non male da queste elezioni, dove per la prima volta non ci sono deputati italiani.

Nessun piagnisteo: gli elettori (o meglio i non elettori) mi hanno acquistato il biglietto per il paradiso. Non sarò più un volenteroso servitore sempre in servizio. Non stare più a spulciare sulle violazioni europee delle discariche, dello scudo fiscale o della ricapitalizzazione della Banca d’Italia, finalmente ci si potrà dare – che so io – ad esempio alla botanica, all'etologia, e saper riconoscere i fiori, gli insetti, o almeno le foglie, discipline che non tradiscono e non promettono più di quanto offrano.  Io non le conosco, ma sarebbe utile: almeno si avrebbe qualcosa da insegnare a un figlio in un bosco, e sarebbe un esercizio di attenzione - forma, colore, venature, leggerezza.

Intanto, restando parlamentare fino a luglio, il 21 giugno ci sarà un ultimo piccolo evento sul territorio, dedicato all’”Alternativa montagna” – un tema bistrattato eppure centrale quanto lo sono Alpi e Appennini in un paese molto bisognoso di quelle risorse ambientali, energetiche e mentali. Ci sarà tempo anche per una breve missione in Niger, tra i più poveri paesi del mondo.

“Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito”.

Per questo posso salutare con un bel sorriso.