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I danni (globali) del consumo compulsivo

La situazione descritta da Leonardo Carrai, presidente dell’associazione Banco Alimentare della Toscana, non sembra esattamente quella di una società in crisi economica: ogni anno in Toscana 3,75 milioni di euro finiscono nella discarica. Si tratta del valore monetario delle 340 mila tonnellate di cibo gettato, per una media di 90 kg a cittadino (dati estrapolati dall'articolo "Toscani, sciuponi e viziati
90 kg di cibo buttato a testa
" di Maurizio BOLOGNI, disponibile sul sito: http://firenze.repubblica.it/cronaca/2013/04/30/news/toscani_sciuponi_e_viziati_90_kg_di_cibo_buttato_a_testa-57804367/ ).

 

Qual è l'origine di questo sperpero? Carrai ci spiega come lo spreco interessi l'intera catena alimentare: dalla produzione nei campi alla grande distribuzione fino ai piccoli negozi, senza omettere le economie domestiche la cui dissipazione raggiunge i 42 chili pro capite. La cultura dello spreco ha diverse forme e si manifesta, ad esempio, ogni volta che le coltivazioni sono gettate perché non trovano mercato; quando gli alimenti confezionati sono ritirati a causa di difetti estetici (confezione danneggiata, errore di grafica dell'etichetta ...), ogni volta che snobbiamo alimenti vicini alla scadenza in favore di alimenti che riportano una data più lontana, o magari quando buttiamo latte e yogurt perché ignoriamo che questi possono essere rispettivamente consumati fino a 7 e 15 giorni dopo la data di scadenza indicata. Cattivi abitudini e disinformazione sono alla base di questa dispersione alimentare, che molto spesso é corroborata da trovate commerciali e dal "marketing del consumismo". Nei Paesi industrializzati, i"3x2" e operazioni promozionali simili sono responsabili di una porzione importante di spreco alimentare, per non parlare dei buffet a prezzo fisso che (dis)educano il consumatore a non preoccuparsi di avanzi eventuali.

 

Quest'attitudine di consumo compulsivo porta gli italiani a gettare circa 12,3 miliardi di euro... in cibo. I dati che la FAO snocciola in un rapporto (Global Initiative on Food Losses and Waste Reduction) evidenziano il carattere globale della problematica: ogni anno si registra una perdita media di 630 milioni di tonnellate di alimenti nel corso della produzione, mentre negozianti e consumatori buttano annualmente circa 670 milioni di tonnellate di alimenti in ottimo stato. Perdita e spreco sono i due aspetti della medaglia che caratterizzano questo consumo non critico. Perdita e spreco si riassumono in questa inquietante equazione: i consumatori dei paesi ricchi sprecano quasi tanto cibo (222 milioni di tonnellate) quanto quello prodotto nell'Africa Sub - sahariana (230 milioni di tonnellate).

La conclusione del rapporto della FAO é la necessità di una duplice strategia per la lotte alla fame nel mondo: aumentare la produzione alimentare é una soluzione  certamente necessaria, ma non sufficiente. E' imperativo attuare delle politiche che riducano le perdite durante la produzione di beni alimentari e che inibiscano la dispersione alimentare a tutti i livelli (dal produttore al consumatore).

Le azioni del Banco alimentare ricalcano questa filosofia: l'iniziativa Siticibo mira a prelevare quotidianamente (con un veicolo frigorifero) le eccedenze di prodotti freschi e a ridistribuirle nelle mense e presso le associazioni di volontariato.

In ultimo, da consumatore critico e consapevole, l'invito non può non essere quello di riflettere su tutte le altre perdite che questo circolo vizioso innesca. Insieme al cibo, finiscono nelle discariche acqua, terra ed energia utilizzate per produrre gli alimenti. Migliorare i processi produttivi, ottimizzare le rese alimentari e sensibilizzare le attitudini dei consumatori: questa strategia deve essere parte integrante della lotta alla fame nel mondo.