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CULTURA - CIVILTA’ - SOLIDARIETA’

di Beatrice Rangoni Machiavelli

Cultura deriva da coltivare e secondo la definizione che ne ha dato l’UNESCO:

“La cultura può essere considerata come l’insieme degli aspetti spirituali, materiali, intellettuali ed emozionali unici nel loro genere che contraddistinguono una società o un gruppo sociale. Essa non comprende solo l’arte e la letteratura, ma anche i modi di vita, i diritti fondamentali degli esseri umani, i sistemi di valori, le tradizioni e quello in cui si crede”.

 

Il tempo in cui viviamo ci costringe ad assistere al declino morale e culturale del nostro paese. La scuola non è più in grado di dare una formazione adeguata a comprendere e gestire le sfide cui siamo confrontati. Perfino la nostra bella lingua è storpiata dagli sms dei giovani, che spesso abbiamo difficoltà a capire. L’uso delle parolacce si è fatto più frequente e dal mondo del calcio è passato in due settori chiave nel plasmare il linguaggio pubblico come la tv e la politica.

 

Non dobbiamo solo conservare il passato, ma avere uno sguardo responsabile al futuro, per poter costruire una società e una qualità della vita migliore e rispettosa della dignità di tutti e di ciascuno.

Gli italiani sono eredi di una grande civiltà: la civiltà romana, cui Dante nel convivio assegnava il compito storico di costruire le strade senza le quali la parola di Cristo non avrebbe potuto arrivare fino a Roma per poi diffondersi in tutto il mondo.

La chiave della continuità tra la cultura romana e quella cristiana risiede nel concetto di Pietas. Per i romani, voleva dire il compimento del proprio dovere nei confronti dello Stato, della divinità e della famiglia. La pietas religiosa romana si realizzerà compiutamente nel Cristianesimo.

Sottolineo l’importanza dell’antichità classica, perché parliamo di valori eterni e imprescindibili, in quanto connaturati alla stessa essenza umana. E’ opportuno ricordarlo per la ricostruzione morale della società.

Secondo Tacito solo l’ignorante pensa che monumenti e palazzi siano la civiltà. Per Cicerone questo concetto è illuminato dall’humanitas, che esprime il senso della dignità della persona umana che è unica, deve essere rispettata e messa in grado di svilupparsi pienamente. Questo è valido per tutti gli essere umani tanto che il “diritto delle genti” (jus gentium) prescriveva dei doveri anche verso gli stranieri. Per i romani il solo fatto di appartenere alla specie umana costituiva già di per se una parentela analoga a quella che legava i membri di una stessa gens o di una stessa città, e che comportava doveri di solidarietà e di amicizia o perlomeno di rispetto.

Molti di questi concetti si ritrovano nella nostra Costituzione (art. 2), dove si afferma che un sistema democratico deve garantire il libero sviluppo della personalità. E non c’è dubbio che la laicità è uno dei profili della forma di stato delineata nella carta costituzionale della Repubblica. Solo istituzioni laiche possono garantire la libertà religiosa e gli altri diritti della cittadinanza. I cristiani dovrebbero ricordare che l’affermazione più politica di Gesù Cristo è anche la prima grande lezione di laicità della storia: “date a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio”.

La grande sfida che il XXI secolo deve affrontare è l’estrema povertà nella quale cerca di sopravvivere circa un miliardo di persone. La miseria è un’offesa quotidiana alla vita, perchè degrada gli esseri umani infliggendo loro sofferenze quotidiane attraverso la continua frustrazione delle loro aspirazioni e delle loro necessità. La miseria abbrutisce gli individui, spingendoli talvolta verso la violenza avvelenando i rapporti, in particolare quelli familiari ed è causa di maltrattamenti verso donne e bambini

Si ricorre talmente spesso al concetto di solidarietà da svuotarlo del suo significato. Per San Francesco, la solidarietà era un principio spirituale da condividere e non l’elemosina data ai poveri senza cercare di modificare la loro condizione.

La vera solidarietà è un sentimento in cui si traducono forme di amore e carità: essa si fonda sulla comune appartenenza al genere umano. La cultura della solidarietà è all’origine del crescente e imponente fenomeno del volontariato. Dedicare tempo ed energie al servizio degli altri è un passo avanti verso una società più umana e più giusta. Così il valore della solidarietà si è venuto ad ampliare e ad approfondire fino ad abbracciare tutto il genere umano nel convincimento che gli altri sono il nostro prossimo, senza distinzione di razza, cultura, fede religiosa o politica. E’ questa l’essenza della nostra civiltà.

Roma, febbraio 2010