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Ciao Juliano, il regista della libertà.

Il regista arabo-israeliano Juliano Mer-Khamis e' stato ucciso il 4 aprile mentre si dirigeva verso il Teatro della Libertà nel campo profughi di Jenin. Juliano, figlio di una israeliana, Arna Mer, e di un palestinese cristiano, Saliba Khamis, faceva da spola tra Haifa e il campo profughi di Jenin dove nel 2006 aveva creato il Freedom Theatre per proseguire quel sogno iniziato dalla madre con lo Stone Theatre e andato distrutto nel 2002 dall'esercito israeliano nel pieno della seconda Intifada.  Il teatro, rivolto ai bambini del campo profughi, é diventato un importante centro culturale dove i ragazzi, oltre a mettere in scena produzioni teatrali, svolgono varie attività tra cui l'informatica, scrittura creativa, fotografia, cinematografia e terapia teatrale.

 

Per quell'insegnamento di libertà il regista recentemente era stato criticato dai genitori e dai professori dei bambini. In particolare lo scorso dicembre  Juliano  aveva messo in scena "Alice nelle meraviglie" con una protagonista ribelle capace di scegliere in maniera autonoma dalla tradizione, dalla religione, dalla scuola e da mamma e papà. Anche se Juliano sapeva di essere in pericolo - già nel 2009 infatti erano circolati nel campo profughi volantini che ne decretavano la condanna a morte, aveva ricevuto minacce e vi erano stati tentativi di incendio al teatro -  ripeteva spesso che preferiva morire in piedi stringendo la sua idea di giustizia, piuttosto che vivere in ginocchio.

 

Juliano oggi non c'e' più ma rimane il suo esempio, la sua speranza di cambiamento, l'impegno per un sogno e un progetto di giustizia sociale.

Juliano é infatti un resistente dei nostri giorni, radicalmente impegnato nel suo contesto storico e culturale, convinto di poter contribuire alla lotta per la liberazione e al cambio di coscienza tramite il teatro. Con il teatro, infatti, sapeva di dare uno spazio dove i bambini potevano avere un sogno, essere uguali, pensare e esprimersi liberamente in uno stato d'assedio permanente, come quello del campo profughi, dove nessuno sogna e se i bambini lo fanno, sognano la morte. Juliano ha lottato per creare una terza dimensione, un'alternativa allo stato immobile della situazione israelo-palestinese tramite un movimento artistico e politico contro la discriminazione e la violenza. Egli ha trovato uno spazio in cui inserirsi tra l'occupazione e la nuova Autorità Palestinese con il grande merito di aver sottratto molti ragazzi dalla strada e avergli donato un sogno di cambiamento. Ed é proprio quel sogno di libertà che non deve morire.

Libertà, Freedom, Vryheid, ????.

http://youtu.be/OaSvnkRFRic