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Salviamo l'arte cordaia

È difficile trovare la via d'uscita da un labirinto nel momento in cui ci si è dentro. Analogamente non è affatto semplice orientarsi tra gli innumerevoli e continui rimandi a questo o a quel dato regolamento della Commissione europea (CE) quando si cerca di approfondire una determinata questione. Si pensi, per esempio, al regolamento europeo n. 1069/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio recante "norme sanitarie relative ai sottoprodotti di origine animale e ai prodotti derivati non destinati al consumo umano".

Quest´ultimo va a sua volta ad abrogarne uno precedente (il (CE) n. 1774/2002), cui però si fa continuo riferimento man mano che si procede nella lettura del primo. Ci si ritrova pertanto a navigare in un labirinto di rimandi a svariati articoli, rischiando di perdere il filo del discorso su ciò che si sta leggendo.

O ancora, si pensi alle risposte fornite dalla Commissione europea, nel momento in cui la si interroga su una certa questione, nel caso specifico, mi riferisco alla risposta ricevuta in merito alla questione delle corde di budello per impiego musicale. Anche in questo caso, la Commissione si è limita a citare i regolamenti emanati a riguardo e quindi ci si ritrova punto al punto di partenza, ovvero nella situazione di dover andare ad interpretare il linguaggio utilizzato dalle Istituzioni che, spesso e volentieri, può apparire criptico anche agli occhi di chi ci lavora quotidianamente.

Veniamo dunque al punto: perché è estremamente importante sostenere e preservare il settore manifatturiero delle corde armoniche di budello? Il settore in questione, a seguito dello scandalo della sindrome da "mucca pazza", é stato sottoposto ad una forte pressione burocratica a livello europeo, che ne ha messo e, sta tutt´ora mettendo, a rischio l´esistenza.

La sempre più rapida scomparsa di questa attività artigianale, testimoniata dalla chiusura di aziende storiche come l´ "Aquila Corde Armoniche Srl" a Caldogno (VI) o dell´azienda francese "Sofracob" a Lione, comporterebbe un´enorme perdita non solo in termini economici, ma anche e soprattutto in termini culturali. Quella dell´arte cordaia è una tradizione plurisecolare all´interno del panorama europeo, ora messa a repentaglio da normative a livello comunitario che cercherebbero di tutelare la salute dei cittadini da certi morbi, primo fra tutti quello della "mucca pazza".

Ora, visto che la normativa europea prevede che l'importazione degli intestini avvenga nel rispetto dei requisiti di certificazione sanitaria stabiliti nella legislazione nazionale dello Stato membro d'importazione (E-011468/2011), bloccare questo settore produttivo andrebbe anche contro il progetto Europa 2020, secondo cui la cultura giocherebbe un ruolo fondamentale nel contribuire alla crescita occupazionale. Eliminare le corde di budello dal mercato degli strumenti musicali vorrebbe dire porre fine ad una tradizione culturale ed artigianale estremamente preziosa, quindi andare contro uno degli obiettivi stessi dell´Unione Europea quale promotrice della cultura, ma, soprattutto, vorrebbe dire privare la musica di alcuni dei suoi suoni più melodiosi.