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Ripensare l'Ue: perché non partire da una protezione civile europea?

In Italia mi pare che non se ne sia ancora parlato, eppure in Germania qualcuno ha battuto un colpo. I cosiddetti "saggi" del gruppo "Glienicker" hanno pubblicato sul "die Zeit" un appello per riformare l'eurozona. Espressione di tutte le tendenze politiche tedesche, incardinano il loro ragionamento su cinque punti:

 

1: Lo status quo è impossibile, quanto deciso finora sta privando un'intera generazione da un suo avvenire.

2: Rinunciare alla disciplina di bilancio sarebbe irresponsabile, le riforme proseguano.

3: Tuttavia, e qui comincia il bello, il rigore va temperato con "misure attive di trasferimenti di risorse", e non per banche o finanze pubbliche, ma ad esempio per pagare da un bilancio della zona euro un'assicurazione contro la disoccupazione. Si potrebbe arrivare a un reddito di cittadinanza dell'eurozona, sempre da finanziare attraverso un euro-budget.

4: Si può andare avanti con l'euro solo se c'è più democrazia: condizioni della fatidica troika e decisioni del bilancio dell'euro-zona devono essere sottoposti a controllo parlamentare (ad esempio i parlamentari europei ma solo eletti nei paesi della moneta comune). Insomma, una botta al metodo inter-governativo col quale la Germania ha finora sguazzato.

5: Infine, ci vuole un Trattato della zona euro, per mettere in ordine tutte queste cose.

In Francia il rapporto è stato rilanciato dal "Notre Europe-Institut Jacques Delors" e in Inghilterra dal Bruegel - e hanno fatto bene. Queste voci tedesche non sono in sintonia col dibattito della Germania. Vanno incoraggiate, e anche integrate, aggiungendo altri temi del dibattito in corso, come l'allentamento della disciplina di bilancio attraverso lo scorporo degli investimenti produttivi dal calcolo del debito, o l'aggiornamento dei parametri di convergenza con l'inclusione di soglie minime per la spesa pubblica in educazione e ricerca, o massime per la tolleranza di evasione fiscale o costo della corruzione.

Altre proposte sono da tempo discusse, come il fondo di redenzione del debito eccedente il 60% o la carta di servizi sociali universali che dovrebbe costituire un "porto franco" europeo al riparo dei tagli. La creazione di un bilancio della zona euro è uno strumento indispensabile per tutto questo.

Non bisogna lasciar cadere la riflessione del Gruppo Glieknicker, e come in Francia e nel Regno Unito, anche in Italia dobbiamo entrare nel dibattito con le nostre proposte. Perché le alternative sono un po' più sofisticate che la semplice scelta "euro sì/euro no", un approccio provinciale e staccato dalla realtà, come ho voluto dire al recente Forum dell'Economia di Roma.

A quella platea che mi pareva discretamente euro-scettica, ho anche ribadito che ogni chiacchiera sull'euro deve andare oltre l'euro, perché di sola moneta si muore. Se in apparenza i tavoli sono separati, la ripresa economica dell'Europa, Italia compresa, comincia anche da una visione comune di politica estera, commerciale, di difesa comune. O anche solo una protezione civile europea - se ne era parlato dopo il terremoto di Haiti, ma anche nelle Filippine gli aiuti europei sono arrivati in ordine sparso e con le piccole bandierine nazionali.

Cominciare dagli aiuti di una catastrofe naturale - dall'Asia alla Sardegna - per salvare l'euro? Certo, perché una moneta lasciata sola a interpretare l'Europa, non basterà mai.


Questo è un mio articolo pubblicato su l'Huffington post

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