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Stati Uniti d'Europa attraverso l'arte

Un video, delle foto e scatole verdi. Per una settimana parte del terzo piano del Parlamento Europeo a Bruxelles è diventata uno spazio espositivo. Incuriositi, abbiamo incontrato l'ideatrice del progetto, Johanna Suo, e uno dei 14 artisti che ne fanno parte, Apostolis Polymeris. Lasciamo a loro la parola perché ci illustrino l'intero progetto e l'istallazione in rappresentanza dello stesso presso il PE.

J.S. Il nome del progetto, United States of Europe, è stata una mia idea e iniziativa. Volevo che il progetto avesse un titolo che fosse davvero impressionante e davanti al quale non era possibile passare oltre distrattamente. La mostra raggruppa in se tre dimensioni: la parte sociologica, la parte multimediale e ci sono chiaramente le opere d'arte. Partendo da queste, sono state esposte tutte insieme, quindi ben 14, in diverse città d'Europa. L'idea era di cercare gli artisti che erano avvezzi a lavorare con il tema dell'identità e che utilizzavano lo spazio pubblico come parte delle loro opere. Abbiamo iniziato nel novembre 2011 in Polonia e abbiamo concluso nel giugno 2013 a Bruxelles.

Il progetto di collaborazione a base culturale è durato quasi 2 anni e per alcuni progetti è un tempo lungo, ma non per questo: è appunto una travelling exhibition. Esattamente le stesse opere si spostano da un paese ad un altro e non è stato facile far sì che tutto venisse realizzato al meglio.

 

Gran parte del progetto è stato finanziato dalla Commissione Europea, in partenariato con il Goethe Institut e dieci partner ufficiali di dieci paesi differenti.

L'opera che racchiude il senso del progetto appartiene a uno dei più famosi artisti lituani che ha deciso di realizzare questo video orientando le interviste verso quello che pensava quando ha ricevuto la proposta di unirsi al progetto, quello che ha provato per il titolo. Ha discusso con la gente che ha incontrato chiedendosi e chiedendo loro che visione avessero dell'Europa e quale fosse il loro "uso" dell'identità europea. Diverse personalità provenienti da diverse nazioni europee come agricoltori, giovani, casalinghe, immigrati, businessmen e banchieri, funzionari o qualcuno che viaggia molto in Europa che sia un politico, un giornalista o come lo stesso artista. Persone molto diverse al fine di ottenere variazioni di sentimenti e impressioni e cercare tratti comuni dell'identità europea.

Mentre ci illustra le foto che lei stessa ha scattato in varie sedi della mostra itinerante delle dieci città (?ód?, Helsinki, Vilnius, Guimarães, Nicosia, Dresden, Sofia, Paris, Cork, Brussels) Johanna spiega ciò che c'è dietro le immagini-

J.S. L'installazione che per me rappresenta il progetto di maggior successo è opera dell'artista finlandese Kaarina Kaikkonen intitolata "A connection". Nell'ultima capitale divisa d'Europa, Nicosia, ha rappresentato lo spazio aperto più impressionante per questa istallazione. Infatti quest'ultima (composta da 500 camicie una connessa all'altra attraverso le maniche) è stata posizionata in strada a mo' di tetto e da una parte c'è la zona turca e la zona cuscinetto ONU è proprio dietro l'edificio. Nicosia è una citta assolutamente multietnica, oltre ai greci e ai turchi, si trovano  molti immigrati provenienti da Filippine e altri paesi, nonchè moltissimi turisti. Questa installazione è simbolo della connessione e del rapporto tra persone e paesi, e questo rappresenta davvero un luogo particolare in cui l'installazione diviene simbolica dell'intero progetto in quanto "connessione delle identità europee". L'pera ha avuto molto successo

Un'altra opera intitolata "In the middle of the way", questa volta multimediale, è una raccolta di interviste di gente che vive per strada, sia nomadi che senzatetto. L'artista Anna Konik si considera una senzatetto così anche lei è nell'opera che raffigura la vita in quanto casa (dove si trova la casa?), il significato del soggiorno in un paese, dove appartiene la nostra identità.

E un'altra istallazione fotografica di spazi pubblici è quella in cui l'artista ha scattato foto di vari leader europei sui cavalli rampanti e con Photoshop ha rimosso gli uomini dalla groppa facendo rimanere solo i cavalli. Questo è il modo per lui di liberare il passato e aprirlo al futuro verso nuovi leader, e idee nuove. L'unica foto che ancora raffigura un condottiero è quella con Giovanna D'arco ovviamente poiché unica donna rispetto a tutti gli uomini condottieri: il simbolismo della donna come prospettiva per un futuro diverso.

Infine si rivolge all'istallazione scelta per il PE, l'artista è greco ma vive in Belgio, il suo nome è Apostolys  Polimeris e lasciamo che sia lui a raccontare la sua opera" Uprooting: The story of our grandfathers"-

A.P. Sono entrato nel progetto nella primavera del 2011. Stavo studiando comunicazione visuale presso l'Università di Belle Arti qui a Bruxelles. Ci è stato proposto di andare agli archivi di Bruxelles e fare dei video per un esame. Così abbiamo avuto l'intero edificio a disposizione per guardare e cercare dentro e fuori e creare qualcosa. Sapevo da subito che ciò che stavo cercando si trovava nel seminterrato dove è sita una piccola e buia stanza con libri e molte scatole contenenti cartoline delle persone che si sono trasferite qui in Belgio da altre città. Ho trovato una cartolina di mio nonno così ho deciso di fargli un'intervista mentre racconta tutta la sua storia e ho deciso poi di sovrapporre la sua voce al video che ho girato negli archivi.

La prima mostra in cui ho presentato il video è stata presso l'archivio di Bruxelles. Questo è il motivo per cui ho scelto di mettere scatole nel riproporre il video e renderlo così un'istallazione più completa per avere l'ambiente nelle diverse mostre itineranti. Alla prima mostra c'era un professore universitario che mi ha messo in contatto con Johanna nel 2011 iniziando la prima esposizione in Polonia poiché era in corso la presidenza europea. Questo scorcio proposto al Parlamento è solo la conclusione della mostra.

L'idea del progetto era quello di vivere  l'Europa e incontrare più gente possibile e comprendere come è l'Europa di oggi e perché è così o è percepita così. L'intero progetto è stato un'esperienza straordinaria.
I vari video con persone diverse, i molteplici paesi che riuniscono culture diverse, sono interessanti per analizzare il motivo per cui l'Europa deve rimanere insieme.
Personalmente penso che l'Europa deve rimanere unita e mi piace molto l'idea globale e posso vedere diversi paesi come l'Italia o la Grecia o la Scandinavia che trovano la propria sintesi in tratti comuni delle diverse culture. Nuove e differenti idee credo possano far nascere  cose interessanti per trovare ciò che è in comune a più persone. Credo negli Stati Uniti d'Europa e in questo modo ho deciso di partecipare e sostenere il progetto. La cosa comune a tutte le opere è il carattere dell'Europa: diversa eppure che unisce.
Il mio lavoro non ha nulla a che fare con altre opere eppure video, foto, installazioni hanno trovato la propria sintonia insieme.