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I diritti dei cittadini europei che, esercitando il diritto di libera circolazione, diventano senza tetto in un altro Stato membro dell'UE

Nelle precedenti interrogazioni parlamentari relative ai diritti dei senzatetto nell'UE, la Commissione aveva messo in luce le seguenti questioni: 1) Gli Stati membri non sono obbligati a fornire assistenza sociale al cittadino di un altro Stato che a) non lavori durante i primi tre mesi e b) che si trovi nello Stato membro da più  di tre mesi e non rispetti le condizione di residenza vigenti nello Stato ospitante;

2) I cittadini europei possono essere espulsi dal territorio se non rispettano le condizioni di residenza o se rappresentano un onere ingente per il sistema di assistenza sociale del paese ospitante; 3) E' necessario stabilire un test di proporzionalità per determinare in quali casi specifici l'accesso a sistemazioni di emergenza sia da considerare come un onere ingente e se tale rifiuto sia in linea con la Carta europea dei diritti fondamentali; 4) In merito alla compatibilità del rifiuto di fornire sistemazioni di emergenza con il diritto europeo, la Commissione non può fornire un quadro di riferimento generale poiché l'accessibilità a tale servizio dipende dalle circostanze fattuali e dal singolo caso;  5) La Commissione consacra alla problematica in questione i seguenti strumenti: la comunicazione "European Agenda for the Integration of Third Country Nationals (TCNs)" e il progetto MPHASIS, lo studio del gennaio 2007 "Measurement of Homelessness at European Union Level"e supporta lo "study on mobility, migration and destitution in the European Union"

 

Considerando quanto enunciato, si domanda alla Commissione se:

1) L'accesso alle sistemazioni di emergenza può essere considerato un diritto fondamentale?

2) E' possibile stabilire un Fondo europeo che rafforzi la solidarietà fra gli Stati membri e permetta di dividere i costi economici del sostegno ai cittadini indigenti che esercitano il proprio diritto di circolazione all'interno dell'Europa?

3) E' possibile stabilire un quadro di riferimento più chiaro, o almeno armonizzare la pratica nazionale, in merito all'accesso all'assistenza sociale per quei cittadini dell'UE che esercitano il proprio diritto di circolazione e non sono economicamente attivi nello Stato ospitante?

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