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Rivalutazione del capitale della Banca d'Italia

La legge italiana n. 4 del 24 gennaio 2014 ha convertito il DL che, tra le altre disposizioni, prevede un aumento di capitale della Banca D’Italia (BI). La legge impone un limite del 3% di partecipazione al capitale; pertanto diverse banche azioniste di BI con partecipazioni più elevate del 3% saranno tenute a vendere tali partecipazioni a terzi. L’invenduto potrà essere riacquistato da BI. Il capitale di BI passa da 300 milioni di lire (definito nel 1936) a un valore attuale di 7,5 miliardi di Euro. Un passaggio importante in tale vicenda è la privatizzazione delle banche pubbliche che nel 90' sostanzialmente ha consentito il passaggio delle azioni di Banca d’Italia da soggetti di matrice pubblica a soggetti in corso di privatizzazione.

Nella fase precedente la privatizzazione non è stata operata alcuna adeguata rivalutazione delle quote di BI. La riforma ha anche provocato la modifica  degli art. 39 e 40 dello statuto di BI, articoli che prevedono forme sistematiche di passaggio da riserve a capitale e di distribuzione di utili.

Considerato che non ci risulta che lo Stato Italiano abbia effettuato alcuna notifica volontaria, chiediamo che la Commissione europea voglia verificare:

a)  se la rivalutazione delle quote di BI introdotta dalla legge 5/2014 e la riforma degli art. 39 e 40 dello Statuto di BI che consente una sistematico passaggio da riserva a capitale e che consente una distribuzione degli utili di BI ai soci di quest’ultima, rappresenti aiuto di stato incompatibile con le regole dell'Unione;

b)  se le riserve di BI sono da considerare risorse pubbliche o utili liberamente distribuibili ai soci di BI o destinabili ad aumenti di capitale di BI  ;

c)  Se la facoltà di vendita delle quote di BI e di eventuale riacquisto delle quote di BI da parte della stessa (qualora le partecipazioni che devono essere vendute a terzi risultino invendute) possa essere valutata come aiuto di stato incompatibile con le regole dell’Unione.

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