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4) Documentazione Europea relativa alle PMI

Lo Small Business Act - Adottato nel Giugno 2008 e approvato dal Consiglio europeo a Dicembre dello stesso anno, lo Small Business Act for Europe riflette la volontà politica della Commissione di  riconoscere il ruolo centrale delle PMI nell'economia europea e rappresenta un quadro onnicomprensivo sulla politica riguardante le PMI.

Basato sul presupposto che un contesto favorevole alle PMI dipenda innanzitutto dal riconoscimento degli imprenditori da parte della società, lo Small Business Act  ha un duplice obiettivo: rendere attraente l'attività di imprenditore e diffondere l'idea secondo cui le PMI danno un contributo sostanziale all'occupazione e alla prosperità  economica.

Lo Small Business Act vuole migliorare l’approccio globale all'impresa e promuovere la crescita delle PMI aiutandole ad affrontare i problemi che ne ostacolano lo sviluppo, soprattutto di natura legale e amministrativa.

Esso si articola in 10 principi-guida, volti a formulare e attuare le politiche sia a livello dell'UE che degli Stati membri, valorizzare le iniziative a livello UE, creare condizioni di concorrenza paritarie per le PMI e migliorare il contesto giuridico e amministrativo nell’intera UE.

Essi sono:

1) Dar vita a un contesto in cui imprenditori e imprese familiari possano prosperare e che sia gratificante per l'imprenditore

2) Far sì che imprenditori onesti, che abbiano sperimentato l’insolvenza, ottengano una "seconda possibilità"

3) Formulare regole conformi al principio “Anzitutto pensare in piccolo”

4) Rendere le pubbliche amministrazioni permeabili alle esigenze delle PMI

5) Adeguare l’intervento politico pubblico alle esigenze delle PMI: facilitare la partecipazione delle PMI agli appalti pubblici e utilizzare gli aiuti di Stato per le PMI

6) Agevolare l’accesso delle PMI al credito e sviluppare un contesto giuridico ed economico che favorisca la puntualità dei pagamenti nelle transazioni commerciali

7) Aiutare le PMI a beneficiare delle opportunità offerte dal mercato unico

8) Promuovere l’aggiornamento delle competenze e ogni forma di innovazione

9) Permettere alle PMI di trasformare le sfide ambientali in opportunità

10) Incoraggiare e sostenere le PMI affinché beneficino della crescita dei mercati.

Negli ultimi anni si è avuta una notevole convergenza nella posizione degli Stati membri riguardo le PMI . Molti di essi hanno tratto ispirazione da altri Stati, beneficiando delle loro idee e dei loro punti di forza. Gli esempi riguardano: l'applicazione del principio "Anzitutto pensare in piccolo ", la semplificazione di procedure di "start up", l'internazionalizzazione delle PMI, la formazione degli imprenditori;  la bancarotta e la ripresa delle attività, la riduzione degli oneri amministrativi.

Piano d'azione della Commissione per migliorare l'accesso delle PMI ai finanziamenti (Dicembre 2011)

nel Piano d'azione la Commissione europea descrive le politiche che intende attuare per agevolare l'accesso delle PMI europee ai finanziamenti. In quest'ottica propone di mobilitare nuovi finanziamenti europei mirati per ovviare alle disfunzioni del mercato che ostacolano la crescita delle PMI.

Tra le misure regolamentari proposte vi è quella di migliorare il quadro relativo al capitale di rischio utile per le aziende che si  trovano nelle fasi iniziali del loro sviluppo.A questo proposito, propone di creare un autentico mercato interno per i fondi di capitale di rischio.

A questo si aggiungono norme in materia di aiuti di Stato, un miglior accesso delle PMI ai mercati dei capitali attraverso modifiche regolamentari volte ad accrescere la visibilità delle PMI e a ridurre gli oneri imposti dalla regolamentazione. Altro obiettivo importante evidenziato dalla Commissione consiste nel rivedere l'impatto dei requisiti patrimoniali delle banche sulle PMI e nel prevedere un regime innovativo riguardo i fondi europei per l'imprenditoria sociale. Quanto all'aspetto finanziario la Commissione ha proposto misure per favorire i prestiti alle PMI e per migliorare l'accesso al capitale di rischio ed I ulteriori misure per migliorare il contesto imprenditoriale.

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SME Performance Review

Il SME Performance Review (SPR) è lo strumento chiave usato dalla Commissione per documentare il ruolo delle PMI e studiarne lo sviluppo. Avviato nel 2008, rappresenta una fonte completa di informazioni sulle performance delle PMI, grazie anche alla sua ampia gamma di indicatori. Esso presenta due componenti: un rapporto annuale sulle PMI europee e schede informative sui  paesi.

Rapporto annuale sulle PMI europee (2012)

Fornisce una panoramica delle dimensioni, della struttura e dell'importanza delle PMI per l'economia europea, come enfatizzato nello Small Business Act e nella Strategia Europa 2020, includendo anche comparazioni con paesi extra-europei. L'edizione del 2012 affronta sfide quali l' aumento della competitività dell'Europa attraverso la crescita della produttività, l'innovazione e la sostenibilità. In particolare è fondamentale la capacità di innovazione delle PMI, per migliorare l'intera industria e l'economia attraverso la condivisione di esperienze.

Stando ai dati raccolti riguardo la crescita e l'occupazione, la performance delle PMI in Europa varia da Stato a Stato. In Austria e in Germania è decisamente migliorata dall'inizio della crisi, grazie allo sviluppo dell'industria "high e medium tech" e di un'industria ad alta intensità di conoscenza. In Belgio, Finlandia, Francia e Lussemburgo, così come negli altri 20 paesi europei le imprese non sono riuscite a tornare ai livelli di produttività e occupazione pre-crisi. A livello europeo le previsioni economiche nella primavera 2012 hanno mostrato un livellamento della crescita del PIL nel 2011, mentre il livello di occupazione ha subito nel 2012 una crescita negativa.

Poiché le imprese attive nell'industria "hi-tech" e quelle ad alta intensità di conoscenza hanno dimostrato migliori risultati,  il rapporto del 2012 si è concentrato su questi settori e sul loro potenziale per stimolare la crescita. Il rapporto tiene in considerazione anche il ruolo delle università nello stimolare le "start up" più innovative colmando il gap tra ricerca del settore pubblico e settore privato.

Tra le principali misure per promuovere i prodotti della ricerca riporta: la revisione dello status dei ricercatori, le regole per la  proprietà intellettuale, premi annuali, un accesso semplificato ai finanziamenti per gli imprenditori-studenti.

Rapporto sulla competitività europea (2012)

Come parte della Strategia Europa 2020, il Rapporto annuale sulla competitività europea contribuisce all'analisi alla promozione della competitività.

  • Esportazioni. Le esportazioni europee si sono dimostrate un ottimo fattore di ripresa, anche se la loro performance é stata differente da paese a paese.
  • Energia. Quanto all'efficienza energetica, i risultati positivi sono visibili in tutti gli Stati membri. L'UE é leader nell'internazionalizzazione e nei flussi transnazionali di eco-investimenti così come nelle eco-innovazioni. Il rapporto conferma l'efficacia della politica industriale sostenibile dell'UE per la competitività delle imprese.
  • Investimenti diretti esteri. L'UE mantiene un vantaggio sugli investimenti diretti esteri (IDE), ma perde attrattività come area di destinazione, a causa del declino dei flussi intra-europei. I flussi di importazione sono dominati dalle economie avanzate (come USA e Svizzera) e da quelle emergenti. Tra i maggiori stimoli ai flussi di IDE vi sono: il mercato unico europeo e i costi competitivi negli scambi con i paesi dell'Est.

Schede informative sui paesi

Valutano il progresso nell'implementare lo SBA a livello nazionale, basandosi su indicatori nazionali raggruppati secondo le 10 dimensioni dello SBA.

Le schede riguardano i 27 paesi più l'Albania, Croazia, FYROM, Islanda, Israele, Liechtenstein, Norvegia, Montenegro, Serbia e Turchia. Nella valutazione circa l'applicazione dei principi dello SBA nel 2012 l'Italia ha registrato alcuni valori prossimi a quelli della media europea, mentre altri  si sono dimostrati sensibilmente inferiori.

Italia

Schede informative SBA

 

Valutazione Rispetto alla media Europea

 

SOTTO

VICINO

SOPRA

1

Imprenditorialità

sotto la media UE

100%

0%

0%

2

Seconda possibilità

sotto la media UE

100%

0%

0%

3

Principio del "Anzitutto pensare in piccolo "

vicino la media UE

25%

60%

15%

4

Amministrazione efficiente

vicino la media UE

70%

30%

0%

5

Aiuti di Stato

vicino la media  UE

48%

32%

20%

6

Accesso ai finanziamenti

sotto la media UE

100%

0%

0%

7

Mercato unico

vicino la media UE

24%

76%

0%

8

Competenze e innovazione

sotto la media UE

100%

0%

0%

9

Internazionalizzazione

sotto la media UE

97%

3%

0%

 

Come sostenere le iniziative delle PMI

con i fondi strutturali

La Commissione europea sta compilando serie di testi- guida sulla base della profonda conoscenza ed esperienza della DG ENTR nel settore dell'analisi e dello sviluppo delle PMI. Questi testi offrono esempi, aiuti pratici e suggerimenti di gruppi di esperti del settore, rappresentando uno strumento utile per conoscere le PMI e facilitare il finanziamento di loro misure e iniziative, sia a livello nazionale e regionale. Ogni guida tratta uno specifico settore riguardante le PMI e include esempi di progetti recenti.

Per maggiori informazioni consulta questo sito

Proposta di risoluzione del PE su come migliorare l'accesso delle PMI ai finanziamenti

La proposta di risoluzione per "un miglior l'accesso delle PMI ai finanziamenti" presentata dal PE consta di alcune considerazioni sulle quali si fondano alcune proposte. Ecco le principali:

1. Eterogeneità delle PMI - Essendoci notevoli differenze tra Stati in termini di costo del credito, ma anche divergenze nella tipologia delle PMI (microimprese, imprese sociali, aziende ad alta tecnologia, aziende in rapida crescita), il Parlamento europeo propone approcci che riflettano tale circostanza, in particolare programmi ed iniziative ad hoc.

2. Vulnerabilità delle PMI - E' riconosciuta la necessità di un esame e di una valutazione di impatto globale e inclusiva riguardo i bisogni e le difficoltà incontrate dalle PMI.

3. Professionalizzazione dell'imprenditorialità - Gli Stati membri sono chiamati a offrire una formazione professionale agli imprenditori (ad esempio introducendo nei programmi scolastici lo sviluppo di capacità imprenditoriali e nozioni di educazione finanziaria);  a sostenere l'imprenditoria femminile; a rafforzare progetti come l'Erasmus per i giovani imprenditori; a garantire una rapida riabilitazione degli imprenditori falliti.

4. Trasparenza - Emerge la necessità di colmare il gap informativo tra creditori e imprenditori fissando in modo chiaro i criteri di finanziamento da parte dei creditori e invitando gli Stati membri a ridurre gli oneri amministrativi per le PMI.

5. Nuove modalità di finanziamento - Si richiede alla Commissione di sviluppare forme di finanziamento specifiche per le PMI e di incrementare gli strumenti di finanziamento, migliorando l'accesso delle PMI a questi. Si chiede poi alla Banca Europea degli Investimenti, della quale si apprezza l'inclusione di intermediari finanziari non convenzionali e l'aumento di capitale a favore delle PMI, di mettere a disposizione un maggior numero di risorse per le PMI. Inoltre si auspica che il Fondo europeo per gli investimenti disponga di una piattaforma di garanzia europea permanente per agevolare l'accesso ai finanziamenti.

Sondaggio dell'Eurobarometro

La Direzione Generale"Imprese e Industria" della Commissione europea studia lo sviluppo delle imprese negli Stati membri dell'UE  da più di 10 anni attraverso un sondaggio i cui risultati aiutano i decisori politici a capire eventuali difficoltà delle PMI e a sviluppare risposte future in linea con la Strategia Europa 2020. Il sondaggio relativo al 2012, condotto tra giugno e agosto, ha interessato i 27 paesi membri più i paesi dell'EEA/EFTA (Norvegia, Islanda e Svizzera), e altri paesi non europei, tra cui Brasile, Israele, India e Russia. Di seguito i dati ottenuti:

1. Lavoro autonomo e dipendente - L'appetibilità del lavoro autonomo é risultata inferiore rispetto a quella del lavoro dipendente (il 37% contro il 58% degli intervistati). Tuttavia il lavoro autonomo sembra più apprezzato nei paesi extra-europei: in Turchia dall' 82% delle persone, in  Brasile dal 63%. Tra le ragioni per cui negli Stati europei il lavoro autonomo non é appetibile vi sono: la mancanza di risorse finanziarie (per il 21%), il clima economico sfavorevole (per il 12%), la mancanza di capacità imprenditoriali (per l' 8%), le difficoltà a conciliare lavoro e impegni familiari (per il 6%) ed infine il rischio di fallimento (per il 5%).

2. Propensione ad avviare un'attività - Meno di un quinto degli intervistati (il 19%) ha detto di aver iniziato una propria attività, mentre solo il 4% sembra avere intenzione di avviarla. La maggior parte di chi ha scelto di diventare imprenditore lo é ancora. Il 43%  invece dice di esserlo stato nel passato ma non più. Il 26% ha avviato un'attività da più di 3 anni, mentre l'11% sostiene di averlo fatto da meno di 3 anni. Avendone l'opportunità, la maggioranza dei rispondenti preferirebbe iniziare una propria attività anziché subentrare in una già avviata (il 54% contro il 28% degli intervistati). Se ereditasse del denaro, solo il 17% lo impiegherebbe per aprire una propria attività; il 33% preferirebbe acquistare una casa, il 27% risparmiarlo.

3. Percezioni sugli imprenditori e ruolo della formazione scolastica - La gran parte degli intervistati é d'accordo con il fatto che gli imprenditori apportano benefici economici alla società, anche se molti pensano che siano guidati unicamente dalla ricerca del profitto. Il 79% ritiene che gli imprenditori contribuiscono alla creazione di nuovi prodotti e servizi a beneficio di tutta la società.  Il 57% ritiene però che sfruttino il lavoro altrui e il 52% che curino unicamente i loro interessi economici. Quanto al ruolo della formazione scolastica, la metà degli intervistati ha ammesso che la scuola ha dato loro la possibilità di  di sviluppare un'attitudine imprenditoriale, il 47% che li ha aiutati a comprendere il ruolo degli imprenditori nella società e  il 41% le capacità per gestire un'attività. Solo il 28% sostiene che l'istruzione scolastica ha suscitato il loro interesse verso l'attività di imprenditore.

4. Considerazioni degli imprenditori - L'indipendenza personale é per il 62% la principale motivazione che spinge al lavoro autonomo, seguita dalla libertà di scegliere dove e quando lavorare (30%) e da migliori prospettive di guadagno (16%). Il 67% dei lavoratori autonomi ha iniziato la loro attività dal nulla, il 17% lavora in un'impresa a conduzione familiare, mentre il 9% é subentrato ad un proprietario. Per la gran parte dei liberi professionisti (il 75%) l'attività autonoma è la principale fonte di reddito. Di questi, il 12% afferma che si tratta di lavoro tempo pieno, mentre il 9% di attività part -time.

5. Considerazioni dei lavoratori dipendenti - Pochi scelgono il lavoro dipendente sulla base di considerazioni di natura economica o sicurezza lavorativa (appena il 27%). Le imprese non a conduzione familiare risultano più attraenti rispetto a quelle a conduzione familiare (48% contro il 41%).  Tra le motivazioni vi sono: la maggiore sicurezza del lavoro (per il 53%), le opportunità di formazione e apprendimento (per il 52%), un maggiore stipendio (per il 49%). Tra quelli che preferiscono lavorare in un'azienda a conduzione familiare, il 52% lo motiva con condizioni lavorative migliori, mentre il 48% con il maggiore impegno nei confronti delle comunità locali.

 

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