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6) L'impatto della crisi finanziaria sulle PMI

Nel settembre 2012 è stato pubblicato lo studio “The Impact of the Financial Crisis on the job creation potential of SMEs commissionato dalla commissione "Occupazione e affari sociali" del Parlamento europeo. In esso vengono analizzati gli effetti della crisi attuale e l'impatto sull'economia europea, in particolare sulle Piccole e Medie Imprese (PMI).

Lo studio vuole fornire un quadro globale della crisi che ha colpito le PMI, delle politiche relative all'occupazione, delle misure prese dai governi degli Stati membri per contrastare gli effetti nefasti della crisi e i loro effetti principali. Nella gran parte dei casi si è trattato di "pacchetti anti-crisi" e non di singole iniziative.

Le più rilevanti sono state:

  • gli accordi di lavoro a breve termine
  • programmi per la formazione e lo sviluppo di capacità

Gli accordi di lavoro a breve termine

Nella prima categoria rientrano quelle misure prese in consultazione con le parti sociali, quali la riduzione dell'orario di lavoro e l'introduzione dell'indennità di disoccupazione per i lavoratori. L'obiettivo di queste politiche, la cui applicazione é stata differente a seconda dei paesi, é stato quello di proteggere i datori di lavoro e i lavoratori contro gli effetti dei licenziamenti forzati. Avviate nel 2008 e 2009 si é trattato di provvedimenti temporanei, destinati ad essere eliminati gradualmente, immaginando che la ripresa sarebbe stata vicina. Nonostante tali programmi abbiano avuto successo sia secondo i lavoratori che i datori di lavoro, i dati raccolti suggeriscono che le PMI non ne hanno beneficiato quanto le grandi imprese.

Considerate le notevoli risorse richieste ai governi europei per questi programmi e le riduzioni di budget imposte dalla crisi, questi schemi sono stati interrotti a partire dal 2010. Al momento non ce ne sono e, molto probabilmente, non ce ne saranno nemmeno nel prossimo futuro.

La formazione e lo sviluppo di capacità

Programmi di formazione e di sviluppo del capitale umano sono stati ampiamente usati in vari paesi  europei durante la crisi. La panoramica delle varie esperienze ha mostrato la grande varietà di approcci alla formazione a seconda dei paesi e dei settori interessati.  Alcuni paesi hanno reso la formazione obbligatoria in situazioni di lavoro a breve termine o di disoccupazione. Altri hanno seguito un approccio "meno interventista", concentrandosi maggiormente sull'orientamento professionale.

Molti programmi di formazione hanno riguardato temi legati direttamente ad attività, imprese o settore specifici. Lo sviluppo di competenze più generiche (ome quelle informatiche e linguistiche) ha anch'esso ricevuto attenzione, ma in misura minore rispetto alla formazione specifica orientata al lavoro o all'impresa.

Due tipi di competenze sono state  valorizzate: l'up-skilling (ossia il miglioramento di abilità e conoscenza già acquisite in un settore) e il re-skilling (ossia l'acquisizione di competenze in nuovi settori).

Nei paesi europei e tra i partner sociali c'è stato un ampio consenso sull'importanza della formazione e dello sviluppo di capacità, tuttavia non vi è stata unanimità sull'efficacia della formazione come misura a breve termine in grado di ridurre gli effetti negativi della crisi.  Secondo molti la formazione è uno strumento utile nel lungo termine, ma la sua capacità  nell'affrontare le crisi è limitata.

Ovunque i partner sociali sono stati coinvolti in attività di formazione, così come l'Unione europea che, attraverso il Fondo Sociale Europeo, ha dato un notevole contributo. I programmi avviati in questo ambito tuttavia sembrano aver beneficiato maggiormente le grandi imprese e causato invece qualche difficoltà di implementazione per le PMI.

Altre misure

Oltre alle misure citate, ne sono state considerate altre. All'inizio della crisi erano stati privilegiati programmi di protezione dei lavoratori e era stata aumentata la spesa per la sicurezza sociale. A partire dal 2010 si è puntato su una riforma strutturale del mercato del lavoro che ha condotto ad approcci graduali volti ad assicurare l' incontro tra la domanda e l'offerta.

Riforme sempre più radicali del mercato del lavoro, volte a  incoraggiare la flessibilità, hanno tuttavia incontrato una forte resistenza da parte di alcuni gruppi di interesse legittimi.

Una delle misure indirizzate direttamente alle PMI è stato l'accesso ai finanziamenti, inserito da vari paesi in un più ampio "pacchetto anti- crisi" comprendente anche linee di credito, garanzie e servizi di informazione. Migliorare l'accesso ai mercati per le PMI è stato un altro obiettivo a sostegno del processo di internazionalizzazione delle imprese. Nello studio sono affrontate due categorie di strategie utilizzate da alcuni stati europei per migliorare il contesto economico per le PMI.

La prima riguarda la semplificazione delle procedure tra cui la riduzione di norme e lungaggini burocratiche, l'utilizzo di supporti elettronici e la riduzione della tassazione a carico delle PMI.

La seconda ha riguardato il sostegno all'accesso ai mercati da parte delle PMI: molti paesi hanno previsto sussidi per le attività prioritarie dal punto di vista politico (ad esempio gli "eco-assegni" per incoraggiare politiche rispettose dell'ambiente, e i sussidi per energia solare e l'istruzione).

"Case studies"

 

  • L'Austria - Tra i vari paesi europei, nel documento è analizzato il caso dell'Austria. Essa rappresenta un ottimo esempio di paese che è riuscito ad affrontare al meglio la crisi mantenendo la disoccupazione a livelli molto bassi. Sono stati utilizzati "pacchetti di misure" volti a stimolare l'economia e il mercato del lavoro (soprattutto misure di lavoro a breve termine, norme sul part- time per i lavoratori più anziani e per facilitare l'accesso al credito). Dal 2008 ad oggi le PMI austriache hanno sperimentato varie attività per superare la crisi, parallelamente e, in alcuni casi persino in anticipo, rispetto alle decisioni politiche. Le imprese hanno cercato di attutire gli effetti della crisi e di accrescere la flessibilità delle imprese per quanto riguarda l'orario lavorativo. L'eterogeneità delle PMI ha richiesto tuttavia l'applicazione di soluzioni su misura per ogni singola PMI, che si sono dimostrate di successo. Quasi tutte le misure intraprese erano già disponibili prima della crisi: sono state semplicemente adattate o ampliate, il che ha permesso azioni rapide. Ciò che ha aiutato a raggiungere il consenso é stato un ambiente istituzionale responsabile e  rapporti regolari tra governo e parti sociali che hanno rafforzato il senso di stabilità e la fiducia della popolazione nelle istituzioni.
  • La Lituania - Una volta che gli effetti della crisi finanziaria sono diventati evidenti, la Lituania è intervenuta rapidamente per cambiare la legislazione relativa al mercato del lavoro, particolarmente rigida. Sono state modificate alcune norme del Codice del Lavoro e della Legislazione sull'Impiego ed é stato introdotto un nuovo modello di valutazione basato sui risultati. L'attenzione è stata rivolta principalmente ai giovani, alle piccole imprese e ai lavoratori autonomi. L'interazione e il coinvolgimento dei partner sociali, sia nell'ideare che nell'implementare le misure, é stato vitale per il loro successo.

 

Conclusioni e raccomandazioni

I casi succitati mostrano un'ampia varietà di approcci alla formazione e allo sviluppo di capacità, dovuti principalmente alle caratteristiche di ogni singolo Stato e settore.  Lo studio tuttavia vuole anche far riflettere sull'importanza di sviluppare nuove capacità, metodi e modelli di formazione basati sull'ICT, finalizzati a rispondere ai bisogni delle PMI.

Una questione che resta aperta in diversi paesi riguarda l'efficacia e l'effettività delle misure intraprese, non ancora oggetto di valutazioni sistematiche. Tali valutazioni sono tuttavia necessarie per avere un quadro di ciò che ha funzionato e perché. Tuttavia bisogna tener conto del fatto che alcune misure usate all'inizio della crisi non sono più proponibili né lo saranno nel futuro. Ora che la crisi è diventata chiaramente un fenomeno di natura strutturale occorre sviluppare e applicare nuove misure, sia a livello  di governo che di partner sociali, affinché si possa procedere con gli aggiustamenti strutturali necessari.

Il documento si conclude con cinque raccomandazioni  volte alla creazione di occupazione, soprattutto nelle PMI:

  1. Migliorare la competitività delle imprese europee, in particolare le PMI, dando la priorità alle misure occupazionali, a finanziamenti adeguati e alla rimozione delle degli ostacoli all'avvio delle attività;
  2. Sviluppare nuove misure per PMI  dando rilevanza alle "best practices" di altri paesi, tenendo comunque in considerazione il contesto istituzionale specifico dei diversi paesi;
  3. Dare priorità all'assunzione di giovani lavoratori e garantire sussidi per l'avvio di una propria attività;
  4. Considerare le opportunità fornite dal Fondo Sociale Europeo nell'ideare e implementare nuove misure;
  5. Interagire e coinvolgere maggiormente i partner sociali nella fase di predisposizione e implementazione di nuove azioni e programmi.