Sei in: Libri I Costi della Non Europa

I Costi della Non Europa

Questo libro sui costi della non Europa, che pubblichiamo per il momento in versione in rete, per certi aspetti è assai poco gradito, a me e probabilmente agli stessi autori. Perché con Eliana Capretti e Samuele Pii abbiamo sempre diffidato dell’argomento che occorra più Europa perché “è conveniente economicamente”. Che l’integrazione europea sia da perseguire in quanto costituisca una “business opportunity” è uno degli argomenti canonici dei fautori di una moderata, molto moderata, visione europeista, quella che caratterizza l’approccio britannico e che ha portato all’adesione, ad esempio, di alcuni paesi nelle ultime fasi di allargamento: tiepidi se non apertamente diffidenti rispetto alla prospettiva di un’Europa federale, ma convinti a entrare nell’UE per massimizzarne i risparmi. L’Europa, però, così non si fa, non può ridursi a un mero calcolo di “più” e di “meno”, una contabilità che a fine anno può convincere che la scelta dell’adesione vale la pena.

Con Samuele ed Eliana condivido la stessa idea di un’Europa federale – e non si tratta solo di “passione”, ma di una precisa e delineata visione secondo la quale nel XXI secolo (e quanti disastri si sarebbero evitati se l’Europa unita avesse visto luce già nei secoli scorsi) il sogno non è sogno, ma aderisce a un principio di realtà, quasi a un minimo di buon senso, al cospetto di giganti emergenti e del fallimento delle politiche nazionali di fronte quell’orizzonte che, dall’ambiente alle migrazioni, dalla sicurezza alla ricerca, è ormai un destino comune. Ma il “destino comune” è un concetto troppo astruso per certe anime, e in molti continuano a dire che l’Europa mangia i bambini. Che è una iettatura per le nostre tasche, una rovina finanziaria.

Ragionano solo in questo modo, e a sproposito. Lo sarà l’Europa inter-governativa di questi patetici ventotto governi che si devono coordinare e confrontare su tutto, ma non lo sarà mai un’Europa federale.

Allora Eliana Capretti e Samuele Pii hanno raccolto la sfida e sono scesi sullo stesso campo degli euro-negativi. Hanno cominciato a ragionare dei costi della non-Europa, di quanto sperperiamo se restiamo divisi su centri decisionali e di bilancio nazionali, di quanto già risparmiamo con alcune politiche attuali, di quanto potremmo ottimizzare la spesa e gli investimenti molto e molto di più se si procedesse a un’integrazione maggiore. Quel che viene fuori dal loro studio – che aggiorna il famoso “Rapporto Cecchini” che fu alla base della creazione del mercato interno - era prevedibile: la non-Europa, e anche la poca-Europa, sono situazioni completamente irrazionali, dissennate formule di romantico nazionalismo che costano fior fiore di quattrini a tutti i cittadini europei. Anzi, che li porteranno alla rovina.

I numero parlano chiaro, dai laboratori di ricerca alle spese doganali, dalle ambasciate alla digitalizzazione – quasi niente sfugge alla convenienza di strutture e politiche più europee. Ai capitoli se ne potrebbero aggiungere facilmente molti altri, perché il campo dei possibili risparmi europei è quasi sconfinato. Ma c’è anche un costo immateriale, di pensiero, di respiro, di energia (a proposito di “energia”: il ritardo di un’unica politica energetica europea è un vero salasso per famiglia e imprese, e ne sappiamo qualcosa soprattutto in Italia): pensare nazionale anziché pensare europeo pare quasi restringere l’ambizione, consuma lo sguardo, abbassa la carica progettuale, in particolare dei più giovani.

Alla fine, questo libro dice una cosa evidente, banale: l’Europa conviene, davvero, contrariamente a tanta demagogia populista, a tanta pubblicistica che vuole solo creare senso di minaccia e tarpare le ali nei cittadini. Ma non ci preoccupiamo: accumuliamo ritardi su ritardi, ma ci arriveremo, con buona pace degli spauracchi anti-europei. Nel frattempo avremmo dilapidato somme ingenti, ma non sarà mai troppo tardi. E a chi – tanti purtroppo – sembra non voler intendere altri argomenti che quello brutale dei soldi, consigliamo: non ascoltate l’Inno alla gioia dell’Europa unita, perché chiaramente non siete fatti per questo tipo di ricchezza, ma guardatevi il portafoglio, e se volete creare almeno quella ricchezza, fatevi due conti – e ci arriverete anche voi....

SCARICA LA VERSIONE INTEGRALE DEL LIBRO