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Ruanda 1994, Repubblica Centraficana 2014: La storia si ripete

Yolande Mukagasana è sopravvissuta al genocidio dei tutsi in Ruanda del 1994. Vent'anni dopo di quell'obbrobrioso avvenimento, ella è stata costretta a lanciare un appello, lei da cristiana, per i fratelli musulmani che vivono nella Repubblica Centrafricana. Anche qui continuano a perpetrarsi crimini indicibili che sempre più fanno sorgere dei parallelismi tra gli interahamwe, le milizie hutu, e anti-balaka cristiani, entrambi armati di machete e coltelli, entrambi assetati del sangue di innocenti. 

La colpa dei tutsi era quella di appartenere all'etnia sbagliata, i soccombenti in Repubblica Centrafricana sono colpevoli di credere nell'Islam. In questo ciclo di violenza religiosa nell'ex colonia francese, gli sfollati sono saliti a 1 milione di persone, le quali si ammassano soprattutto nel grande campo intorno all'aeroporto,  e le vittime registrate sono almeno 2 mila.

Parigi e le Nazioni Unite hanno lanciato l'allarme avvertendo che la crisi rischia di degenerare in un genocidio. Circa 6 mila africani e 1,600 francesi, caschi blu inviati dal consiglio di sicurezza dell’Onu nel paese che controllano Banguie e alcune città a nord e a sudovest della capitale, hanno fallito fino a questo punto nel tentativo di porre fine ai massacri attraverso la MISCA (Missione Internazionale di Supporto al Centrafrica sotto condotta Africana) attuata con l'operazione Sangaris lanciata il 5 dicembre scorso.

Il golpe del marzo 2013  ha spinto la Repubblica Centrafricana in un conflitto settario tra i musulmani leali al leader ribelle Michel Djotodia e le milizie cristiane. La violenza è aumentata da quando il presidente e il premier si sono dimessi il 10 gennaio sotto la pressione internazionale. Il ritiro ha portato i musulmani in fuga verso sud in seguito alle avvertenze delle Nazioni Unite di "una pulizia etnico-religiosa". Il sindaco di Bangui, Catherine Samba-Panza, è stata eletta dal Parlamento presidente di transizione con la promessa di organizzare le elezioni prima della fine dell'anno.

Nel frattempo altre violenze continuano a spargere sangue e Mukagasana non riesce a perdonare il silenzio macabro che l'Occidente riserva ai fratelli africani. Occidente inteso come politica e come disinformazione che oggi è la stessa di ieri nel cuore dell'Africa: i giornalisti non informano, le politiche dei loro governi sono più importanti degli africani che si ammazzano, essi difendono ideologie che non sono africane.

Le religioni che sono i catalizzatori degli attuali conflitti in Africa centrale, non sono africane  ma lasciti coloniali. E lo stesso Vaticano mantiene un silenzio simile a quello degli anni '90 su quanto sta accadendo in Africa centrale dove la barbarie è commessa in nome di Dio e del cristianesimo.  Dove è la reazione indignata del Vaticano si chiede Mukagasana la quale arriva a dire che si vergogna di essere cristiano.

Ella analizza la storia di oggi con gli strumenti del passato e riconosce nella sua lettera che l'unica differenza tra gli interahamwe ruandesi e gli anti- balaka centrafricani è che questi ultimi hanno scoperto il piacere della tecnologia nel documentare i loro crimini: stanno filmando e fotografando le barbarie che commettono. Le vittime musulmane sono smembrate ed evirate a Bangui, (in cui 7 su 8 moschee sono state distrutte e moltissimi negozi di proprietari musulmani saccheggiati e abbandonati) e le membra dei corpi servono come amuleti per i loro assassini !

Un vortice discendente quest'ultimo che costringe Mukagasana a ritornare indietro nel tempo e proporre lezioni di memoria per cercare di non far ripetere gli stessi errori a chi ha taciuto in passato e a quanto pare continua a farlo.

Si era detto "mai più" in seguito alla Shoah, si è ripetuto tra le Mille colline. Quand'è che davvero potrà mettersi un punto alla bruttura umana che si esprime nel peggiore dei modi in queste circostanze macabre? La voce di chi verrà ascoltata nell'urlare Basta! ?