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Il talidomide e le esigenze sanitarie dei sopravvissuti in Europa

Da "Il Patto Sociale" | 16/04/14

Un'équipe britannica di superstiti ha organizzato una Dichiarazione Scritta che è stata promossa dai membri inglesi e irlandesi dei diversi gruppi politici del Parlamento Europeo da trasmettere con i nomi dei firmatari, tra cui lo scrivente, al Consiglio e alla Commissione. Questi due organi sono invitati a sensibilizzare i governi degli stati membri in merito allo scandalo del mancato risarcimento alle circa 4.000 vittime europee sopravvissute al talidomide, che ancora soffrono per il deterioramento della loro salute. Nell'ottobre del 1957 faceva ingresso nel mercato farmaceutico della Germania Ovest uno tra i farmaci più infaustamente noti che si ricordi, ossia il talidomide.

Questo medicinale venne venduto in quanto sedativo, anti-nausea e ipnotico e dichiarato sicuro a tal punto da poter essere impiegato anche dalle donne in gravidanza. Le leggi sulla farmacovigilanza di allora non erano paragonabili a quelle di oggi e per di più gli esperimenti fatti non erano evidentemente sufficienti, poiché l'avvento di nuovi farmaci era visto come il progresso della medicina in quegli anni.

Purtroppo però gli effetti teratogeni del medicinale si manifestarono solo in seguito alla sua immissione in commercio. Qualora non morissero in utero, i neonati risultavano essere affetti da focomelia, amelia -assenza degli arti-, difetti nel sistema visivo e uditivo e malformazioni degli organi interni: in tutto il mondo il talidomide ha provocato 100.000 feti morti e 20.000 bambini invalidi. Dalla Germania il farmaco era stato introdotto in una quarantina di paesi dal Gruppo Grünenthal, una società basata ad Aquisgrana. Ritirato dal commercio nel 1961 nella maggior parte dei paesi, i suoi effetti sono visibili ancora oggi tra le vittime di un'età compresa tra i 50 e i 60 anni. Nel febbraio 2014 il Ministro della Sanità dello stato di Nordrhein Westfalia ha chiesto un'indagine sul comportamento dello stesso governo statale durante lo scandalo e in particolare sulla cessazione prematura del processo contro l'azienda nel 1970. Dopo questo processo i superstiti cominciarano a percepire un pagamento annuo congiuntamente dalla stessa multinazionale e dal governo tedesco che continuò a pagare di tasca sua quando il fondo privato si esaurì nel 1997, fino ad aumentare il pagamento dal 2013, in seguito ai riscontri negativi negli altri paesi europei. Né Grünenthal, che al momento rifiuta l'accesso ai suoi archivi, né il governo tedesco hanno trattato in modo equo e giusto i superstiti ma ciò che è peggio le prove di una implicazione del governo tedesco continuano ad aumentare. L'UE non può costringere nessuno stato ad agire per vie legali, i tempi sarebbero lunghi ma soprattutto ogni paese è un caso a sé stante. In Italia per esempio il riconoscimento per i superstiti del talidomide con annesso aiuto finanziario è avvenuto solo nel 2008. Ciononostante con l'appello della Comunicazione Scritta è stato domandato al Commissario della Sanità Borg di fare da mediatore per trovare un accordo giusto tra tutti i superstiti, il governo tedesco e Grünenthal dopo più di mezzo secolo.

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