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UN'ALTRA NEW YORK - buone pratiche da seguire

UN INTERVENTO SULLE POLITICHE PER I SENZA FISSA DIMORA A NEW YORK PUBBLICATO SU "FUORI BINARIO"

 

“La politica di accoglienza e di abitazione temporanea della Città di New York è considerata la più avanzata e complete dell’intera nazione. La municipalità è anche all’avanguardia nelle misure di prevenzione per scongiurare il rischio della strada per coloro che sono a rischio di diventare senza fissa dimora. Tutti I cittadini newyorkesi possono essere orgogliosi di vivere in una città che considera prioritari gli sforzi di queste sue politiche di prevenzione”.

Anche attraverso sito del “Dipartimento per I Servizi ai Senza Fissa Dimora (DHS – Department of Services for Homeless) di New York, il corrispondente di un vero assessorato nostrano, le autorità della Grande Mela non solo non ignorano iI vistoso fenomeno locale dei senzatetto, ma delle politiche pubbliche per I più poveri  fanno una ragione di vanto. In Italia, a Firenze o altrove, non solo non esiste un assessorato o un dipartimento amministrativo dedicato, ma nemmeno una comunicazione istituzionale che affermi le proprie responsabilità nei confronti di chi viene spesso considerate solamente come un indesiderato sociale,

Eppure a New York non hanno di che gioire: in una qualsiasi promenade anche per le strade dei negozi più ricercati, la visione della povertà è costante: a inizio 2014 si calcolava la presenza di 53.615 senza fissa dimora. Aumentano anche i bambini senza tetto e il periodo di precarietà, valutato ormai in quattordici mesi. Ma sorprende anche la cura per una mappatura precisa del fenomeno, segno di una sensibilità politica da noi sconosciuta.

Così, all’ombra di Wall Street, nel cuore del consumismo griffato della Fifth Avenue, New York è una città per la quale la nuova indigenza urbana è una piaga drammatica, ma non un tabù per la politica. E nemmeno per i giornali. Lo stesso New York Times, con una serie di articoli ai senza fissa dimora della città, ha denunciato il degrado di uno specifico dormitorio municipale, il che ha comportato l’apertura di un’inchiesta da parte del sindaco e la sua parziale chiusura.

Bill de Blasio, il nuovo sindaco, si è impegnato nella costruzione di nuovi alloggi sociali, finora gode dell’apprezzamento della rete di associazioni di volontari (“The Coalition for the Homeless”) e ha preso alcune misure concrete: una campagna per una tassa per i residenti con i salari più alti per finanziare asili nido per i più poveri, ispezioni severe nei dormitori pubblici, lo spostamento di famiglie con bambini in abitazioni migliori, la creazione di un gruppo di lavoro permanente con le ong, un sito dedicato, un numero verde (il 311), una guida scaricabile dalla rete (http://www.nyc.gov/html/dhs/html/outreach/outreach.shtml), e molto altro.

New York offre una “buona pratica” e un altro sguardo sulle nostre contraddizioni, che in un’emergenza costante ha migliorato l’assistenza e la stessa moralità della città. Trent’anni fa, trascorrendo una notte per le strade di Manhattan, m’imbattei un’altra città di estrema miseria che veniva letteralmente fuori dai tombini per appropriarsi dell’oscurità in mezzo alla strada, da cui ripartiva, negletta dalle luci della ricchezza, all’alba.

Oggi anche la signora di colore del “Salvation Army” che presidia il suo angolo di Madison Avenue per raccogliere offerte e dare indicazioni a chi abbia bisogno di assistenza, pare avere un dialogo quasi diretto con il sindaco. E quando incontro un giovane sudamericano con due bambini di sette e nove anni. capisco che sono appena arrivati a New York in cerca di fortuna, con uno sguardo smarrito sul loro avvenire. Ma non hanno paura e sanno di non essere abbandonati. E mi chiedo come sia possibile che tra questi grattacieli opulenti possano trovare maggiore attenzione istituzionale rispetto al tessuto secolare di solidarietà delle nostre antiche strade.

 

Niccolò Rinaldi

(deputato al Parlamento Europeo 2009-14)